
Liguria. “In un momento nel quale le banche sembrano avere in mente solo liberarsi in fretta degli Npl e dei lavoratori che li gestiscono, anche a costo di buttarli fuori dall’area del credito come già avvenuto in Unipol Banca dove si è attuata un’operazione che solleva molti dubbi anche sul piano della legittimità, è fondamentale aver sancito la tenuta contrattuale dentro al settore del credito per i 56 dipendenti coinvolti nella vendita delle sofferenze di Carige, anche se continuiamo a ritenere illogico questo genere di operazioni, quando si potrebbe invece lavorare sulla gestione paziente in house dei crediti deteriorati”. Così commenta Vilma Marrone, segreteria nazionale della First Cisl, l’accordo sottoscritto nella notte in merito alle ricadute al trasferimento del ramo d’azienda del recupero crediti e del contenzioso da Banca Carige al Credito Fondiario.
“Pur non condividendo il senso di simili operazioni – aggiunge Alessandro Mutini, responsabile First Cisl Genova in Carige – abbiamo ritenuto fondamentale quantomeno garantire ai lavoratori, che passano al Credito Fondiario per gestire gli 1,2 miliardi di crediti deteriorati già venduti e altri Npl tuttora in Carige, di poter proseguire la loro attività senza soluzione di continuità, con ampie garanzie occupazionali anche rispetto alla sede di lavoro, che rimane a Genova, e senza subire peggioramenti sul piano contrattuale”.
“Abbiamo inoltre pattuito che nel caso si verifichino tensioni occupazionali, inclusa l’eventuale chiusura della sede di Genova del Credito Fondiario, Carige si impegna a riassumere i lavoratori che non fosse possibile gestire con gli strumenti volontari previsti dal contratto nazionale e dalla Legge, questo per dieci anni qualora vi fosse il recesso del mandato di gestione da parte di Carige, e fino al 30 aprile 2021 se le problematiche si verificassero invece direttamente nel Credito Fondiario”.
L’ingresso del Credito Fondiario in Carige nell’ambito dell’aumento di capitale era legato all’accordo, raggiunto a dicembre, con cui l’operatore specializzato nei crediti deteriorati aveva acquistato dalla banca genovese un portafoglio di sofferenze pari a un valore nominale lordo di 1,2 miliardi di euro.
Carige aveva inoltre ceduto allo stesso istituto il ramo d’azienda relativo alla piattaforma di gestione dei crediti deteriorati unitamente alla sottoscrizione di un contratto di servicing pluriennale. Nell’ambito di questi accordi, Credito Fondiario aveva assunto impegni di primo accollo relativi all’aumento di capitale per circa 30 milioni di euro.