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Circolo ARCI
Corpo e anima (Testrol ès lèlekrol)
di Ildikò Enyedi, con Géza Morcsányi, Alexandra Borbély, Zoltán Schneider – Ungheria 2017, 116’
Orso d’oro al Festival di Berlino 2017; candidato al premio Oscar 2018 come miglior film straniero.
ven 26 gennaio (18.00 – 21.15)
sab 27 gennaio (17.30 – 20.15 – 22.30)
dom 28 gennaio (15.30 – 17.45 – 20.15 – 22.30)
lun 29 gennaio (15.30 – 20.30)
In un macello di Budapest viene assunta una nuova ispettrice della qualità, la giovane Maria. In mensa la giovane donna sceglie sempre un tavolo singolo e rimane in silenzio. Il suo è un mondo che si compone di figure e dati che si sono impressi sulla sua memoria fin dalla prima infanzia. Endre, un dirigente dello stesso macello, è un uomo tranquillo di mezza età. I due iniziano a conoscersi, fino a scoprire che ogni notte si incontrano da oltre due anni nello stesso sogno…
Ildikó Enyedi torna, dopo diciotto anni, a fare un film per il grande schermo e conquista subito la Berlinale 2017. Sospeso fra i toni di una commedia dai tocchi romantico-surreali e la tragicità melodrammatica di un sentimento che già brucia, ma non riesce a emergere se non in sogno, “Corpo e anima” è un film di timidezze e di appuntamenti onirici, di eleganza nella messa in scena e di raffinata scrittura, di poetica e di pura sensibilità, di silenzi e di impercettibili passi uno verso l’altro, elegia dell’amore e del bisogno fondamentale dell’uomo di immergercisi. Enyedi chiede di lasciarsi andare, di emozionarsi, di perdersi in una poetica basata sulla messa in scena di gesti apparentemente insignificanti, a volte assurdi, eppure così pregni di empatia, di sincerità, di trepidazioni, di turbamenti quotidiani, di possibili stratificazioni di senso. Non c’è dubbio che la pellicola richieda molto allo spettatore, chieda partecipazione, ma sa ripagarlo con infinita tenerezza. Film emozionale di corpi: i corpi degli animali e quelli degli uomini, i corpi che si attraggono e quelli che si respingono, i corpi nudi e quelli irrigiditi, i corpi delle vacche nel mattatoio e quelli eleganti dei cervi che si incontrano nella neve eterna dei sogni. Enyedi sfrutta l’assurdo e l’incredibile per dimostrare come non possa né debba esistere razionalità nell’amore. Il suo sguardo penetra nelle vite dei suoi personaggi e le sconvolge di sfumature, mettendo al centro l’uomo e i suoi stravolgimenti. Il suo lavoro, scritto con tratto sottile e lieve, è la costruzione di un amore dal sogno alla realtà, dal corpo animale a quello umano, dal sangue come segno di morte al sangue che sprizza la vitalità dei sentimenti. E’ l’emergere di un’affinità che nessuno può decidere o comandare, ma che si può solo scoprire giorno dopo giorno. “Corpo e anima” è un fermento di emozioni in cui serve che del sogno, che poi è il cinema, possa rimanere solo il paesaggio, la natura spoglia, tranquilla e silenziosa, in attesa che la coltre di candida neve si sciolga e che, ancora una volta, torni la primavera a colorare le vite di nuovi profumi.