
Il tema che ci apprestiamo a trattare è di assoluto interesse e al di là delle opinioni personali occorre documentarsi “scientificamente” per affrontarlo a dovere, visto che per quanro concerne i green sintetici si è giunti già a quelli di terza generazione ad alta densità. Fortunatamente diversi autori svedesi hanno raccolto, mediante una videoanalisi del gesto sportivo ed un articolato questionario distribuito agli atleti (93 calciatori di cui 72 maschi e 21 femmine della massima serie nordica), i dati che riguardano l’influenza dei terreni di gioco sulla distanza percorsa durante una partita dai calciatori e sul numero dei passaggi.
In conclusione le attività di corsa e le caratteristiche tecniche sono risultate simili durante gli incontri svolti su erba artificiale o naturale. Comunque un minor numero di tackles scivolati ed un maggior numero di passaggi corti (< 10 m) vengono eseguiti su sintetico; quest’ ultimo dato in particolare è correlato al numero decisamente più elevato di passaggi eseguiti a centrocampo su terreno artificiale, mentre non è stata riscontrata una grande differenza riguardo il buon esito dei passaggi stessi.
I maschi che giocavano regolarmente su manto erboso, come anche quelli abituati a giocare sul sintetico, avevano riferito di una maggior difficoltà nella corsa senza palla, un dispendio energetico più elevato ed una maggiore sensazione di discomfort nel sostenere l’incontro su terreno artificiale, differenze queste che non sono state evidenziate dal campione femminile. Gli studiosi hanno ipotizzano inoltre che da questi dati si può dedurre che superfici artificiali potrebbero influire sullo stile di gioco, con un maggior possesso palla ed una fase difensiva meno aggressiva rispetto a quello adottato in un match giocato su manto erboso naturale. Anche se al momento non risultano evidenze decisamente a favore dell’uno o dell’altro terreno di gioco, devono essere fatte le seguenti considerazioni:
– I terreni di gioco sono attualmente in continua evoluzione e le ultime tendenze parlano di tappeti erbosi naturali rinforzati, cioè manti naturali che convivono con terreni artificiali. Le casistiche di alcuni lavori sono state raccolte con terreni di gioco di generazioni meno evolute e comunque con caratteristiche differenti l’uno dall’altro, cosa che li rende difficilmente comparabili tra di loro.
– Mentre nelle casistiche epidemiologiche sono più facilmente riportate le lesioni acute, qualche incertezza rimane sulla reale incidenza delle complesse lesioni da sovraccarico, per le quali probabilmente sarà necessario un periodo di monitoraggio più lungo.
– Ancora meno noti sono gli effetti dei differenti terreni sugli atleti in accrescimento. L’impatto è sicuramente importante se si pensa che ormai molte scuole calcio, per questioni di praticità, allenano i settori giovanili su terreni sintetici.
– Molto difficile è dimostrare, inoltre, quali possono essere gli effetti delle frequenti variazioni, tra allenamento e gara, dei terreni di gioco: probabilmente questi passaggi potrebbero accrescere l’incidenza delle lesioni da sovraccarico, ossee e tendinee.
– Se probabilmente oggi non ci sono dubbi che un terreno di gioco in erba naturale in perfette condizioni rappresenti il gold standard per la pratica del football, non ce ne sono neanche che un ottimo terreno artificiale possa essere talora molto migliore di un campo in erba naturale non curato od in cattive condizioni climatiche con terreno irregolare o fangoso, come spesso accade nelle serie minori.
– La rilevazione e l’analisi degli studi epidemiologici è infine di grande importanza perché l’osservazione delle patologie e delle condizioni in cui si verificano può portare a variazioni nella preparazione, nell’abbigliamento, nei regolamenti di gioco e nelle caratteristiche dei terreni che si riflettono significativamente sull’incidenza dei traumi sportivi.