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Napoleone in Valbormida: la prima battaglia di Dego

Lo Zibaldone è la rubrica di curiosità di IVG: ogni mercoledì storia, cultura, aneddoti, riflessioni e scoperte della nostra provincia

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Napoleone in Valbormida: la prima battaglia di Dego
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Lo Zibaldone è la rubrica di IVG su storie, racconti, aneddoti e scorci culturali della nostra provincia, curata da Sara Sacco.
Storie… storie… quante storie da raccontare: alcune si scoprono casualmente, altre affiorano prepotenti durante appassionanti ricerche, e poi aneddoti, ispirazioni, pensieri e parole…

Non tutti sanno che…

Questa settimana cade la ricorrenza del 21 settembre 1794: quel giorno si svolse la prima battaglia di Dego quando l’esercito dell’Impero austriaco fu sconfitto dall’Armata d’Italia guidata dal generale Dumerbion. In quell’occasione un comandante d’artiglieria di venticinque anni, Napoleone Bonaparte, svolse un ruolo fondamentale nell’analisi strategica e nell’esecuzione delle operazioni militari.

Proviamo a narrare le vicende di guerra basandoci sulla “Storia d’Italia” di Carlo Botta: si racconta che l’esercito austriaco forte di dodicimila soldati stava progettando di espugnare Savona. Il generale Dumerbion decide di attaccarlo nel quartier generale di Dego, dopo averlo allontanato già da Mallare, Carcare, Altare, Millesimo, Cosseria e Cairo.

A Dego, paese posizionato lungo la via strategica che collega Savona ad Acqui, l’esercito austriaco ha stanziato l’artiglieria pesante, i magazzini e i forni che preparano il pane per sfamare tutto l’esercito; qui ha scavato trincee e ridotti tra il monte di Santa Lucia e Vermezzano e sui pendii che dominano il fiume Bormida, mentre è in attesa dei rinforzi sabaudi in arrivo da Morozzo.

Considerando presenza numerica e fortificazioni, sperano di fronteggiare l’Armata d’Italia povera di artiglierie e di cavalleria. I generali Dumerbion, Massena, Laharpe e lo stesso Bonaparte partono comunque all’assalto del quartier generale con tre schiere: una verso Rocchetta di Cairo, una verso il monte Vallaro a Cairo e una verso il colle di Vignarolo.

La battaglia dura tutto il giorno, cala la sera ma non ci sono ne’ vincitori né vinti: sul campo cadono seicento soldati francesi e settecento austriaci. La vittoria viene attribuita all’Armata d’Italia in quanto gli Austriaci, temendo le piene autunnali della Bormida e la notizia (rivelatasi poi falsa!) di un rafforzamento dell’esercito nemico grazie all’arrivo di una divisione partita da Savona, il giorno seguente si ritirano con le artiglierie ad Acqui.

I Francesi entrano a Dego svuotano e trasferiscono in altri posti sicuri le mercanzie dei magazzini austriaci: farine, avena, pane e strame; ma saccheggiano anche le case abbandonate dai civili, consumando e disperdendo vini, vettovaglie, bestiame; incendiano le abitazioni, guastano i vigneti… Dopo tre giorni l’esercito francese si ritira dal territorio di Dego e torna a Vado.

Non tutti sanno che… nel 1794, all’epoca della prima battaglia di Dego, probabilmente non era ancora presente nessuna opera fortificata: solo a partire dall’anno successivo l’ingegnere militare Ceresa seguì la costruzione delle ridotte di Dego.

Non tutti sanno che… sulla base dell’esperienza maturata nella prima battaglia di Dego, due anni dopo, tra il 14 e il 15 aprile 1796, la seconda fu combattuta da Napoleone come generale dell’Armata d’Italia contro le truppe austriache e sabaude, già sconfitte a Montenotte e a Millesimo.

Lo Zibaldone è la rubrica settimanale di IVG su storia e cultura savonese, in uscita ogni mercoledì: clicca qui per leggere tutti gli articoli

Sara Sacco
20 Settembre 2017 alle 9:08
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