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Il maestro della tecnica: un ruolo ancora poco conosciuto in Italia

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

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Il maestro della tecnica: un ruolo ancora poco conosciuto in Italia
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La nostra chiacchierata con il mister Roberto Benesperi, maestro della tecnica di un noto club professionistico toscano qual è l’Empoli ex del Prato e collaboratore dell’Asd Maliseti Tobbianese, club dilettantistico dell’area toscana, si era svolta al termine del camp estivo Soccer School 2016,  programmato presso gli impianti sportivi della società amaranto. Il camp, giunto alla seconda edizione, si era rivolto a tutti i nati dal 2001 al 2010. Il tecnico pratese è nel frattempo approdato questa estate al timone della formazione Under 15 (2003) azzurra continuando la propria crescita professionale e meritando sul campo la promozione.

Tanto per rompere il ghiaccio e per compararne le modalità con i gemellaggi in corso nella nostra provincia gli avevamo chiesto:
A che punto è la collaborazione Empoli-Maliseti? Si sta lavorando nella direzione giusta. La società azzurra segue con molta attenzione quello che succede nelle piccole società toscane e non solo. Il progetto tecnico impostato insieme al responsabile del settore giovanile Alessandro Becheri e al responsabile della scuola calcio Filippo Baragli sta cominciando a raccogliere i primi importanti frutti e i risultati del lavoro sono sotto gli occhi di tutti. Ma siamo ancora a metà del nostro lavoro, abbiamo solo posto le basi, ci sono ancora margini di crescita importanti. Di questo sono particolarmente contento: nel calcio per creare realtà solide e durature non si può improvvisare, ma si cresce mettendo mattoncino su mattoncino.
Quali rapporti instaura l’Empoli con le proprie affiliate? 

Come istruttori Empoli puntiamo molto sulla formula degli stage tecnici e inoltre facciamo  settimane di camp estivo. A breve sveleremo alcune novità, alle quali stiamo lavorando da tempo. Vogliamo confermare il successo raggiunto e se possibile migliorarci. Per i ragazzi che vi parteciperanno sarà un’esperienza importante sul piano formativo e non solo…”

Come valuti questa ultima esperienza? 

Senza alcun dubbio molto positiva. L’idea era quella di organizzare in una settimana un Micro-ciclo Tecnico-Tattico d’alto livello con contenuti specifici a partire dal Dominio della palla per arrivare alla Tattica individuale cercando di svilupparla per Principi e non per schemi.

Abbiamo potuto notare attività che impegnano molto i ragazzi, non solo dal punto di vista motorio e metabolico, ma anche cognitivo. Spazio, tempo, coordinazione, e molta tecnica. Come reagiscono i ragazzi a questi input?

Bene. Ogni proposta di lavoro deve avere un obiettivo specifico primario, cercando di non tralasciare mai l’aspetto motivazionale che diventa fondamentale per l’abnegazione totale di ogni singolo calciatore, questo vale per il giocatore più talentuoso che per quello meno.

Il tuo ruolo all’interno di un società professionistica italiana di alto livello è quello di “maestro della tecnica”. Puoi spiegarci quali sono i requisiti essenziali di questa figura professionale?

In Italia questo ruolo è poco conosciuto a differenza che all’estero. È fondamentale saper scomporre il gesto ed avere l’abilità dimostrativa corretta. Ovviamente la creatività’ e la capacità di correggere diventano fondamentali.

Quali sono le caratteristiche che un allenatore dovrebbe possedere per potersi ritenere adatto a questo compito così importante e di responsabilità?

Passione, competenza e tanta pazienza. Credo comunque che il bravo istruttore sia quello che riesce ad essere ‘empatico’ qualità fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Se dovessi utilizzare 3 parole per descrivere gli obiettivi di un settore giovanile che funzioni, quali sceglieresti?

Programmazione, competenza, progettualità .

Ma è proprio così difficile investire e fidarsi dei nostri ragazzi e, soprattutto, quanta importanza viene ancora oggi data al risultato di campo a discapito della “formazione”?

Credo che nei vivai italiani ci siano fior di giocatori, basta avere il coraggio di dargli fiducia. Il risultato è importante, inutile negarlo, ma la non formazione spesso è dettata dalla poca competenza.

Il gioco del calcio ha subito un’evoluzione negli ultimi decenni. Il gioco espresso dalle squadre è sempre più frenetico, squadre corte, velocità del gioco, pressing, fisicità, ecc. Secondo la tua esperienza e la tua formazione quali caratteristiche deve avere il calciatore moderno per esprimersi al meglio in un simile contesto di gioco?

Essendo dimezzato lo spazio e quindi il tempo il giocatore moderno dovrà possedere una tecnica superiore ed un aspetto cognitivo evoluto e veloce. Come si sa, il nostro progetto e metodo di lavoro (TT-CM) prevede la possibilità di realizzare relazioni tecniche integrate sui giovani calciatori ed una preparazione psicologica supportiva all’atleta.

Può, questo modello di scouting, essere applicato con successo in realtà professionistiche?

Certamente. Sarebbe sicuramente un valore aggiunto.

Christian Galfrè
5 Settembre 2017 alle 11:26
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