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Savona, progetto Re.Lig.: il 74% dei ragazzi è uscito dal “tunnel” del disagio fotogallery

Presentati i risultati del progetto alla Sala Sibilla

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Savona. Sono stati presentati questa mattina alla Sala Sibilla della Fortezza del Priamar i risultati del progetto Re.Lig., avviato nell’ottobre 2014 e finanziato dalla Compagnia di San Paolo e dalle Fondazioni “Agostino De Mari” e CaRiGe, che ha l’obiettivo di promuovere il partenariato tra soggetti del terzo settore e istituzioni per la prevenzione del disagio minorile anche nelle sue forme più esplicite, come la trasgressione penale, e il supporto ai ragazzi e alle ragazze già coinvolti in procedimenti penali.

Il progetto intende potenziare e integrare gli interventi già messi in campo dai competenti uffici del Ministero Giustizia, creando una rete territoriale di enti e organizzazioni che operino in modo da migliorare la ricaduta sul territorio delle azioni e dei singoli interventi.

Dall’avvio operativo del progetto (gennaio 2015) a fine maggio 2017 la Commissione Casi ha ricevuto 104 segnalazioni di ragazzi. Si tratta in prevalenza di italiani (il 71%). Gli stranieri, invece, provengono da Albania (7), Marocco (6), Romania, Tunisia e Ecuador (4), Gran Bretagna (2), Germania, Ucraina e Cina (1). La maggior parte dei ragazzi risiedono nel Savonese (il 39%). Al momento della segnalazione alla Commissione i ragazzi ancora minorenni sono il 62% (tot 64), il 38% (tot 40) è diventato maggiorenne nel periodo intercorrente tra il reato e la segnalazione. I ragazzi segnalati tra gennaio 2015 e maggio 2017 sono nati nel periodo compreso tra il 1994 e il 2005. Nel 64% i soggetti mostrano un comportamento positivo e collaborativo e solo il 22% di loro ha avuto un atteggiamento poco collaborativo o rancoroso nei confronti della disposizione del giudice.

A fine maggio 2017 i percorsi attivi sono 42 mentre 60 sono quelli conclusi nel periodo intercorrente tra l’avvio del progetto e oggi. In due situazioni alla segnalazione non è seguita la presa in carico da parte del progetto. Il 74% dei percorsi conclusi ha raggiunto gli obiettivi previsti, il 26% si è risolto senza il raggiungimento degli obiettivi previsti.

Le professionalità impiegate dai partner per la gestione del progetto sono diverse: assistente sociale, coordinatore servizi educativi, educatore, pedagogista, psicologo, avvocato, criminologo, operatore esperto della formazione professionale, regista-sceneggiatore.

“Il bilancio è positivo – afferma Cristina Maggio, procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni della Liguria – Si sono affinati i percorsi e l’obiettivo è quello di estendere questa modalità di lavoro a tutta la regione. Ovviamente c’è bisogno di sostegno da parte delle istituzioni, non possiamo pasarci solo sulle risorse del privato sociale. Le criticità principali sono legate alle difficoltà degli adulti e dei ragazzi alla gestione dei conflitti: il nostro lavoro è stato quello di effettuare approfondimenti legati alla mediazione scolastica. La scuola è un luogo di grande conflittualità in cui bisogna apprendere come gestire le diversità. Anche coinvolgere gli insegnanti e gli adulti è stato importante”.

“Abbiamo ottenuto i più grandi risultati di recupero di minorenni che hanno commesso reati proprio entrando in rete con enti pubblici e soggetti privati che sul territorio fanno interventi di prevenzione del disagio – aggiunge Antonio Pappalardo, direttore Centro per la Giustizia Minorile Interregionale Piemonte Val D’Aosta Liguria – Insieme ad essi costruiamo cabine di regia di progetti che danno risultati concreti. Mettendo insieme le risorse siamo riusciti attraverso lavori socialmente utili e progetti di educazione alla legalità e mediazione penale tra vittima e reo”.

“Il progetto unisce azioni preventive e di presa in carico, importanti per comprendere meglio il disagio e il come fare prevenzione e intervenire con quei ragazzi che hanno già avuto modo di incorrere in problematiche penali – è il commento di Antonella Brandone, presidente Consorzio Sociale Il Sestante, capofila della rete Re.Lig. – Prima di tutto ascoltiamo i ragazzi e il loro disagio: lavoriamo con le scuole, l’Asl, i servizi sociali comunali, perché è necessario che gli interlocutori svolgano la loro parte con un obiettivo comune. Il progetto offre diverse opportunità per i ragazzi, ad esempio nel volontariato, oppure percorsi di riavvio scolastico o di borsa lavoro. Credo che l’aspetto della chiarezza su qual è il loro reato e quali gli impegni di cambiamento che devono affrontare aiuti ad avere maggiori risultati positivi”.

“Riteniamo che il sociale sia fondamentale, infatti la metà dei contributi che siamo riusciti a dare riguarda questo ambito, in particolare sui giovani che sono il futuro della società – sostiene Patrizia Gozzi, presidente della Commissione Sociale della Fondazione De Mari – In un momento di crisi come quello attuale dobbiamo puntare su un progetto come Re.Lig. che cerca di reintrodurre questi ragazzi che hanno avuto difficoltà nel loro percorso formativo”.

“Sosteniamo questo progetto e altri di tale tipo. Pensiamo che essi possano scambiarsi metodologie e pratiche per uno scopo comune: il cambiamento dei ragazzi, ai quali viene data un’occasione di riscatto e migliore qualità della vita. È una lezione di vita per questi ragazzi e per la loro crescita”, dichiara invece Marzia Sica, coordinatrice Nuove Generazioni Politiche Sociali della Compagnia di San Paolo.

“La nostra fondazione è intervenuta a progetto già iniziato. In esso abbiamo intravisto una innovatività e una valenza che abbiamo ritenuto lodevole e meritevole: ecco perché abbiamo deciso di farne parte”, conclude Onofrio Contu, segretario generale della Fondazione CaRiGe.

Simone D'Angelo
30 Maggio 2017 alle 13:01
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