
Savona. “Era un periodo di difficoltà, ero senza lavoro e non sapevo come fare. Ho fatto una sciocchezza e sono pentito”. E’ questo il senso delle parole che Ylli Mema, l’albanese di 45 anni arrestato mercoledì sera dalla polizia con l’accusa di spaccio e detenzione di droga, questa mattina ha pronunciato durante l’interrogatorio davanti al gip Maurizio Picozzi. Lo straniero, assistito dall’avvocato Luigi Gallareto, ha scelto di rispondere alle domande del giudice ed è stato collaborativo.
Al termine dell’interrogatorio, al quale ha partecipato anche il pm Massimiliano Bolla, il suo arresto è stato convalidato e il giudice ha confermato anche la misura di custodia cautelare in carcere. Mema deve rispondere di quattro cessioni di cocaina (avvenute tutte nel mese di maggio) e della detenzione di circa 40 grammi di stupefacente, che gli è stato sequestrato, insieme a 5000 euro in contanti, al momento dell’arresto.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, coordinati dal vice questore aggiunto Rosalba Garello, Mema da qualche tempo aveva messo in piedi un’attività di spaccio di cocaina. Tra i suoi clienti c’erano consumatori, ma anche altri pusher visto che, in alcuni casi, cedeva quantitativi di droga più ingenti.
L’arresto dell’albanese ha preso le mosse da un servizio di osservazione iniziato una quindicina di giorni fa durante il quale i poliziotti della squadra mobile hanno monitorato diversi incontri dello straniero con noti tossicodipendenti e pregiudicati savonesi proprio nella zona di piazzale Moroni. Quasi sempre Mema dava appuntamento ai clienti sulla sua auto: la conversazione durava pochi minuti, il tempo di scambiarsi soldi e droga, e poi ognuno riprendeva la propria strada.
Mercoledì, durante l’ennesimo servizio di osservazione, è scattato il blitz della polizia. Lo straniero è stato fermato mentre era in auto e perquisito. Nella tasca laterale della portiera gli agenti hanno trovato due dosi da un grammo l’una di cocaina e 5250 euro (ritenuti il guadagno dell’attività illceita) arrotolati vicino allo stupefacente. A quel punto è scattata una perquisizione domiciliare che ha permesso di ritrovare altra polvere bianca.
Venti grammi di cocaina ancora da tagliare erano custoditi nella tasca di una giacca, mentre altre quindici dosi sono state trovate nascoste all’interno di una livella da muratore (ad ispospettire i poliziotti è stato il fatto che Mema avesse molti attrezzi da lavoro in uno sgabuzzino pur non svolgendo nessuna attività edile). Infine, in cucina, gli agenti hanno trovato il materiale per il confezionamento delle dosi: la sostanza da taglio e un bilancino di precisione. Gli investigatori hanno anche sequestrato il telefonino dell’albanese dove, presumibilmente, ci sono i contatti dei suoi acquirenti.