
Martedì 16 maggio alle 20.30 e mercoledì 17 maggio alle 21.15 al NuovoFilmstudio di Savona sarà proiettato il film “La vendetta di un uomo tranquillo (Tarde para la ira)” di Raúl Arévalo, con Antonio de la Torre, Luis Callejo, Ruth Díaz, Manolo Solo (Spagna 2016, 92′)
Premi Goya 2017 per miglior film, miglior regista esordiente, miglior sceneggiatura originale, miglior attore non protagonista (Manolo Solo).
Madrid. José, un uomo chiuso e solitario, una mattina di inverno si reca nel bar gestito da Ana e ben presto le loro vite si intrecciano. Ma Curro, il fidanzato di Ana, arrestato otto anni prima per una rapina, viene rilasciato e nutre la speranza di iniziare una nuova vita con lei. Tornando a casa, Curro si troverà a dover affrontare José che, distruggendo le sue aspettative, stravolgerà i suoi piani…
“La vendetta di un uomo tranquillo” segna l’esordio alla regia del 36enne Raúl Arévalo, attore molto noto in Spagna, che in Italia abbiamo visto in “Ballata dell’odio e dell’amore” e ne “Gli amanti passeggeri”, ma soprattutto in quel “La isla minima”, di cui era coprotagonista, predecessore evidente del suo debutto dietro la cinepresa: stesso rigore, stessa tensione noir, stesso sguardo rivolto al cinema americano ma anche stesso radicamento nel territorio e nella cultura spagnoli. Nel film è la regia a fare da padrone, impossessandosi di ogni scena senza mai abbandonare il realismo di fondo. Quella di Arévalo è una regia intima, sensuale, sempre pertinente all’evoluzione della storia e dei personaggi. Un lavoro che spia attraverso stipiti e spiragli, o “spara” in primissimo piano i volti degli interpreti, modulando la propria scelta stilistica a seconda delle necessità di ciascuna scena. La sceneggiatura, cofirmata da Arévalo, è ben strutturata, presenta i personaggi come pezzi di un puzzle che è lo spettatore a dover ricomporre e invita a cercare i pezzi mancanti, distinguendo quelli giusti da quelli sbagliati. “La vendetta di un uomo tranquillo” è un thriller credibile, teso come una corda di violino, che non rinuncia alla sua identità etnica e a un’estetica autoriale, pur rispettando alla lettera i canoni del genere.