
[thumb:2183:l]Quiliano. Anche il circolo territoriale del Partito Democratico di Quiliano esprime forde preoccupazione per il parere favorevole espresso dalla Commissione VIA nazionale all’ampliamento della centrale Tirreno Power. Una decisione che, se seguita da un successivo decreto autorizzativo da parte dei Ministeri competenti, attraverso la costruzione di una nuova unità a carbone potrebbe provocare un aggravio delle condizioni ambientali del territorio.
“L’ampliamento comporterebbe un considerevole aumento delle emissioni di CO2 in netta contrapposizione con quanto previsto dagli indirizzi dell’Unione Europea che ha fissato l’obiettivo della riduzione del 20% delle emissioni di CO2 in atmosfera entro il 2020 – spiegano dal circolo del Pd quilianese – Non è perseguibile la sostenibilità dello sviluppo energetico proponendo ancora una volta un progetto di ampliamento della centrale termoelettrica che abbia come componente fondamentale l’utilizzo del carbone come combustibile e relegando la produzione di energia da fonti rinnovabili a “marginale ed aggiuntiva’”.
“Una proposta seria e moderna mirata al futuro dovrebbe invece investire unicamente su queste ultime e sul raggiungimento della massima efficienza energetica ed ambientale dell’esistente – proseguono gli esponenti locali del Pd – Il margine di riduzione delle emissioni inquinanti previsto appare ancora troppo limitato e non esiste alcun riferimento né obiettivo di contenimento per quanto riguarda le polveri sottili (PM10, PM5 ecc). Inoltre si vuole proporre un ampliamento della centrale termoelettrica non avendo neppure ancora ben chiara quale sarà l’incidenza ambientale sul territorio dell’unità a ciclo combinato a metano che è stata da poco avviata.
“Il potenziamento della centrale termoelettrica configurerebbe un polo energetico da quasi 2000 MW, sicuramente eccessivo per la sostenibilità ambientale del nostro territorio ed incompatibile con la programmazione gia in atto – concludono i rappresentanti del Partito Democratico di Quiliano – L’assetto attuale della centrale termoelettrica (due gruppi alimentati a carbone e due gruppi a ciclo combinato alimentati a metano) rappresenta una mediazione ‘lunga e faticosa’ fra gli interessi economici da una parte e l’interesse primario alla salute della collettività che non può più essere messo in discussione”.