
Savona. Il 17 febbraio 2017 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DL 13 recante Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell’immigrazione illegale. “Il DL è stato presentato come il provvedimento migliorativo finalizzato a snellire e rendere più efficienti le procedure di richiesta di protezione nel nostro Paese, ma ancora una volta ‘snellire’ e ‘rendere efficiente’ avviene a scapito di una riduzione delle garanzie democratiche, senza risolvere i problemi reali”.
Lo denuncia il gruppo consiliare di Rete a sinistra – Savona che vorrei, che insieme all’Associazione Il Baobab ha organizzato per giovedì 30 marzo alle ore 18.30, nella sala consiliare del Comune di Savona, un incontro sul tema. Interverranno Anna Brambilla, avvocato, del direttivo nazionale ASGI (Asgi – Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) e Maria Gabriella Branca, avvocato, portavoce del Comitato del NO. Coordinerà i lavori Clara Lupano, operatrice legale, dell’associazione Il Baobab.
“Ancora una volta si affrontano problemi complessi solo in termini di sicurezza e negazione dei diritti – accusano da Rete a Sinistra – non riguarda solo i rifugiati. Il testo, che rivede radicalmente la procedura di richiesta di protezione, oltre ad essere fortemente discriminatorio, pregiudica in maniera inaccettabile il diritto di difesa avverso un provvedimento amministrativo che riguarda un diritto soggettivo fondamentale tutelato dalla Costituzione”.
“Se il provvedimento fosse applicato – sostengono – il procedimento di impugnazione di una sanzione per la violazione di un divieto di sosta godrebbe di maggiori tutele della richiesta di protezione di una persona che fugge dal proprio Paese temendo per la propria vita. Crediamo che questo costituisca un fatto allarmante che non riguarda solamente la tutela dei rifugiati”.
“La Costituzione e l’ordinamento giuridico di un Paese regolano i rapporti tra l’autorità e gli individui, e l’attacco irragionevole al diritto di difesa per i richiedenti protezione oggi non potrà che costituire un precedente pericolosissimo che potrà essere applicato ad altre categorie in futuro” concludono.