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Manuel Locatelli, il predestinato: una nuova star trovata per “caso”

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

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Manuel Locatelli, il predestinato: una nuova star trovata per “caso”
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Il ragazzo d’oro di cui tutta l’Italia calcistica sta parlando è letteralmente esploso dopo i goals rifilati al Sassuolo e alla Juventus. Pochi sanno tuttavia che anche il fratello di Manuel Locatelli, Mattia, fa il calciatore ha 20 anni e gioca attaccante in D nell’Inveruno e che forse proprio a lui si deve questo grande exploit.

“Non so se mio fratello sia un predestinato, so solamente che si sia guadagnato gradatamente la fiducia dell’ambiente milanista e tutto questo con il lavoro e i sacrifici che ha fatto. Al momento ha segnato più di me ma in passato ero io quello più forte sottorete. Sono sempre stato io quello col maggior feeling per il gol – racconta Mattia, che frequenta il secondo anno di Scienze dell’Organizzazione all’Università Bicocca, ed ha una sorella Martina di 23 anni laureata in lingue e letteratura russa – però quest’anno non mi sono ancora sbloccato a differenza di mio fratello che ha fatto davvero due gran bei gol uno dei quali nientemeno che a Buffon, il portiere più forte del mondo. E’ un sogno”.

A conferma giungono le parole di Beppe Sala, responsabile del settore giovanile dell’Olginatese, considerato uno dei vivai più importanti del Nord Italia. Prima del Milan e dell’Atalanta, infatti, i primissimi passi in una scuola calcio Manuel li ha mossi proprio in Riva all’Adda in un oratorio di Pescate, in provincia di Lecco, insieme al fratellone Mattia, classe 1996: “La fortuna di Manuel oltre ad far parte di una famiglia umile alle spalle ( e molto cattolica) che lo ha sempre tenuto coi piedi per terra, è stata quella di avere  il fratello maggiore già appassionato di calcio. Lui ha seguito le sue orme e già nel 2003 quando ha iniziato a frequentare la scuola calcio sapeva già giocare. Nel 2004 ricordo che fu premiato come miglior giocatore di un Torneo in cui sfidava bambini più grandi di lui di 2 anni”.

Quello che è certo è che questo indimenticabile mese d’ottobre ha rappresentato la vera svolta della carriera del giovane rossonero classe ’98. Non è più promessa ma un centrocampista titolare ed il nuovo idolo di un Milan sempre più verde, italiano e capace di attrarre i consensi dei tifosi per lo spirito battagliero e quella coesione che è mancata negli ultimi anni. Il percorso di Manuel e Mattia è iniziato sul campetto dell’oratorio di Pescate sotto gli occhi di papà Emanuele,bancario,che è stato il loro primissimo allenatore.

“Talento e doti sopra la media Manuel le ha sempre avute e già da piccolo si vedeva che era portato e gli riuscivano giocate che ad altri non venivano. Fino a quando non è entrato nei pulcini dell’Atalanta abbiamo giocato insieme anche nella prima scuola calcio poi è successo solo nelle partitelle fra amici. Se per Manuel a 7 anni si sono spalancate le porte del vivaio dell’Atalanta e poi dal 2009 quelle del Milan, Mattia dopo l’Olginatese è entrato nel settore giovanile del Lecco dove ha svolto tutta la trafila fino ad approdare in prima squadra nel 2014. Nel dicembre dello stesso anno, il Sondrio lo ha prelevato in prestito e Mattia ha iniziato a maturare le prime esperienze nel calcio dei grandi: quello di Serie D. 3 gol in 18 presenze la prima stagione, altrettanti l’annata seguente ; poi l’Inveruno quest’estate gli ha dato fiducia ingaggiandolo”.

Normalità, poche parole, tanta concretezza. Questo si evince parlando con Manuel (che al Milan ha iniziato un percorso che lo ha portato dagli esordienti alla prima squadra e a fare tutta la trafila delle nazionali minori: tra under 15, under 16, under 17 e under 19, collezionando 47 presenze in azzurro) e si capisce perché in tanti continuino a ripetere che non c’è pericolo che si monti la testa e smetta di essere il ragazzo che è sempre stato: quello che appena può si rifugia a Galbiate e frequenta il bar con gli amici di sempre. Stupisce del Manuel calciatore, la sua capacità di abbinare qualità e tecnica ma anche quella di non lesinare mai la quantità. Dedicarsi in pratica ad entrambe le fasi è la sua specialità.

Il suo ruolo attuale, quello di regista, non è sempre stato il suo vero ruolo infatti: ad “inventarlo” è stato Cristian Brocchi, ex calciatore del Milan e attuale tecnico del Brescia, che lo allenava nella primavera del Milan e che lo ha lanciato per primo in Serie A, durante Milan-Carpi della scorsa stagione. Ora i paragoni con Ambrosini, Pirlo o Albertini, si sprecano. Ora sa perfettamente che viene il difficile, sa di avere alzato l’asticella ma al contempo di non aver fatto ancora nulla. Si dovrà confermare e far trovare ancora più pronto perché gli avversari lo guarderanno con occhi diversi, lo studieranno e proveranno a metterlo in difficoltà. Lui però tutte queste cose le sa già, chissà, magari sarà più complicato per lui affrontare il percorso per prendere la patente. Ha appena iniziato e vedremo come se la caverà. Intanto le sue potenzialità (già nel 2015 il giocatore non passava inosservato visto che il Guardian lo aveva inserito nella lista dei 50 migliori giocatori del mondo nati nel 1998) non hanno mai lasciato indifferenti neanche i club europei più importanti (Arsenal in testa) sia adesso (che è divenuto incedibile, naturalmente) così come nei mesi scorsi in Primavera.

Manuel tuttavia appartiene a quel filone di talenti che devono tutto a chi li ha scovati in quanto è stato scoperto più di 10 anni fa sul campetto oratoriale di sabbia vicino alla chiesa da Paolo Rota, segnalatore dell’Atalanta (“l’ho visto in una partita Under 8 e mi ha colpito subito, lo ricordo ancora, con la maglia bianca”) il quale lo portò nelle giovanili del club orobico dove ed era già stato battezzato come un futuro campione da Raffaello Bonifacio e Mino Favini.

Christian Galfrè
28 Febbraio 2017 alle 11:48
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