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Inchiesta Tirreno Power, per il pm di Roma la nuova AIA non era “illecita”

Olivia Stevanin
15 Febbraio 2017 alle 18:13
15 Febbraio 2017
Inchiesta Tirreno Power, per il pm di Roma la nuova AIA non era “illecita”
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Nella richiesta di archiviazione (poi accolta dal gip Di Nicola) il sostituto procuratore Felici sostiene che non ci siano elementi per sostenere l'ipotesi di reato di abuso d'ufficio

Roma. “La notizia di reato è infondata”. Arriva subito al punto, già a partire dalla prima riga, il pm Roberto Felici nella sua richiesta di archiviazione per il filone romano dell’inchiesta per abuso d’ufficio relativo alla centrale Tirreno Power.

La richiesta del pubblico ministero – datata 15 settembre – non usa giri di parole visto che è tutta concentrata in due pagine (decisamente più sintetica rispetto al provvedimento con il quale il gip Paola Di Nicola ha poi archiviato definitivamente l’inchiesta). Seppur sintetizzate, le conclusioni alle quali è arrivato il sostituto procuratore sono molto chiare, così come la sua “assoluzione” delle trentuno persone finite sul registro degli indagati, ovvero gli amministratori locali (di Regione, Provincia, Comune di Vado e Comune di Quiliano), un funzionario del Ministero e un dirigente dell’azienda.

Dopo aver constatato, già nella prima riga, l’insussistenza del reato di abuso d’ufficio, il pm contesta la base dell’impianto accusatorio elaborato dai colleghi savonesi osservando che “la violazione di legge” non risulta “accertata nel caso di specie, non potendo ravvisarsi tale violazione attraverso il ricorso a concetti eticizzanti (e, come tali) non verificabili in ambito giuridico) secondo i quali le centrali a carbone non andrebbero comunque autorizzate perché nocive o pericolose”. Come a dire che non basta basarsi sul presupposto che il carbone sia inquinante perché l’aver autorizzato il funzionamento di un impianto di quel genere sia un reato.

Oltre ad una mancanza di elementi oggettivi a sostegno della presunta violazione di legge, il pm Felici ritiene (come poi confermato anche dal gip che ha archiviato) l’assenza dell’elemento soggettivo. Nella richiesta si fa notare come per il rilascio della nuova AIA si sia passati attraverso un “complesso Parere Istruttorio Conclusivo che nel caso di specie risulta essere stato favorevolmente emesso da un’apposita commissione costituita in seno all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e composta da quattro esperti (non indagati né sospetti)”.

Insomma gli amministratori pubblici non avrebbero né violato la legge né commesso favorito un abuso perché “i presupposti su cui fondava la nuova richiesta (e sui quali, si ribadisce, è stato espresso parere favorevole dal panel di esperti) erano divisi dai precedenti: la riattivazione degli impianti VL3 e VL4 era finalizzata ad un funzionamento a regime dei medesimi sulla scorta di nuovi programmati interventi idonei a generare un crescente incremento delle prestazioni ambientali”.

Il pm riconosce anche che “tale diversa soluzione fosse più vantaggiosa (ergo: più economica) per l’impresa”, ma precisa che “il vantaggio che il privato può trarre dal provvedimento che si assume abusivo deve pur sempre essere connotato dal requisito dell’ingiustizia” che “non può essere ravvisato laddove la diversa soluzione proposta rientri tra quelle possibili (cioè, lecite) e sia stata ritenuta accettabile in sede di valutazione tecnica”. In sintesi, quindi, gli amministratori non avrebbero fatto altro che autorizzare un provvedimento (l’Autorizzazione Integrata Ambientale), dopo aver ricevuto il parere di esperti – mai indagati -, e che comunque non era illegittimo.

Di qui l’impossibilità di contestare l’abuso d’ufficio “commesso in concorso da 31 persone (compresi i rappresentanti delle comunità locali), tutti presuntivamente impegnati a vario titolo nell’indirizzare il procedimento verso un illecito rinnovo dell’AIA per favorire la Tirreno Power”.

Il pubblico ministero ammette che “si assiste ad un intreccio di interesse pubblico e privato” ma senza che vi sia “il dolo specifico” che può riscontrarsi soltanto quando la cura del primo risulta cedevole rispetto a quella del secondo”. “Nel caso di specie – si legge nella richiesta di archiviazione – tale condizione non ricorre, in quanto, assumendo che non si sia attribuito il massimo rilievo possibile alla salute pubblica, è pur vero che si è inteso valorizzare altri interessi pubblici, pure di rango costituzionale, quali quelli della tutela del lavoro e della produzione, con la conseguenza che la prosecuzione dell’attività della centrale, se pure vantaggiosa per l’impresa, non costituiva l’obiettivo assorbente dell’agire del pubblico ufficiale, chiamato invece a verificare (soltanto) che tale prosecuzione avvenisse in modo compatibile con la tutela ambientale”.

Per questo il pm Felici conclude osservando che: “ammesso che l’autorizzazione sia stata rilasciata in violazione di legge (ipotesi peraltro da respingere) grazie ad una interessata volontà in tale senso manifestata dagli indagati (assunto pure quantomeno dubbio), una volta escluso (come si deve escludere) che il Ministro fosse consapevole di tali presunte manovre e abbia inteso intenzionalmente favorire la Tirreno Power sulla scorta di un’autonoma determinazione o di concerto con gli altri funzionari coinvolti (ipotesi che non trovano riscontro negli atti d’indagine), si deve coerentemente concludere che il reato di abuso d’ufficio non si è realizzato e che gli apporti eventualmente forniti dagli indagati, nei termini di cui alla contestazione, si lascerebbero al più apprezzare come atti preparatori di un evento non illecito”.

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