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Calcio valbormidese in crisi, “Perché insistere con il campanilismo?”

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Mio figlio mi ha chiesto perché non può giocare a pallone a Millesimo; ci giocava il babbo, ci giocava il nonno, ci han giocato gli amici più grandi, lui no, non ci gioca più nessuno. Lui ha dovuto girovagare per la Val Bormida, fin quando il nonno non lo ha potuto più accompagnare ed ha dovuto smettere. Perché? Non me lo so spiegare.

Non mi so spiegare perchè quasi 100 mila euro di denaro pubblico investiti nel rifacimento del campo da calcio in erba siano andati sprecati in pochi mesi, per incuria ed assenza di manutenzione da parte del Comune o della Polisportiva o chi per loro (così che oggi la cittadinanza si ritrova, invece che un bel campo, una distesa marrone, sterile, costosa e morta, mentre altrove si vedono campi verdeggianti, nonostante le intemperie).

Non mi so spiegare perché quasi 100 mila euro di denaro pubblico siano stati investiti in questo modo quando a stento sarebbero bastati per ripianare debiti pregressi e sistemare quello che già c’era, dalle tribune, agli spogliatoi, ai muri di cinta. Abbiamo nascosto la polvere sotto un costoso tappeto.

Non mi so spiegare perché una struttura pubblica, che deve svolgere una meravigliosa funzione pubblica, come quella di permettere ai nostri bambini di fare sport e divertirsi, debba essere ostaggio di una Polisportiva che non coltiva il settore giovanile, che è passata da oltre cento bambini tra le sue fila a ben 8 (forse), e, con tutto il rispetto, non dedica neppure risorse adeguate alla prima squadra.

Non mi so spiegare perchè non si ascolti la volontà della cittadinanza, il malumore è notevole, perché non si usi il buon senso, perchè tutti, invece di porre mano al problema, preferiscono evitarlo, o parlare sottovoce, non vedendo le condizioni del campo, non dialogando con il Direttivo della Polisportiva, ammesso che sia possibile, chiudendo occhi e orecchie e riaprendoli altrove, in qualche altro comune dove il calcio funziona.

Non mi so spiegare perchè non si riservi la giusta importanza al calcio. Bene il nuoto, bene anzi benissimo le bocce, ma il calcio? Non mi so spiegare perché non si possa avere una Polisportiva vera, di nome e di fatto, che coordini tutte le attività sportive praticabili nel Comune di Millesimo o almeno quelle praticabili nella zona del campo sportivo. Costerebbe di più? non credo.

Non mi so spiegare perchè nel 2017 ci sia ancora campanilismo e due o più realtà sportive non si possono fondere per crearne una che dia maggiori benefici ai nostri figli, che garantisca loro di imparare qualcosa a livello sportivo e umano, che elabori un progetto che vada oltre i confini comunali. Sono più importanti i nostri figli o i colori per cui gioca la prima squadra?

Circa un anno fa si era parlato della fusione CengioMillesimo, avevano raccolto delle firme, ma è stato solo un miraggio a quanto pare. Se la fusione si fosse realizzata, chissà con quali energie e quali risorse si sarebbe potuto affrontare il dramma dell’alluvione che ha travolto i campi sportivi di Cengio.

Non mi so spiegare perché in un’Italia che impone continui tagli e aggregazioni alle imprese pubbliche e private, dove spariscono province e si aggregano comuni, in una Val Bormida che ha perso gran parte del suo potere industriale, in paesini che contano sempre meno bambini, con settori giovanili scarni, in squadrette che, quasi mai, possono vivere del mecenate di turno che le sovvenziona con sponsor da decine o centinaia di migliaia di euro, ecco, io non non mi so spiegare come ancora ci si ostini a mantenere con rigore il dogma “un paese = una squadra”.

Non mi so spiegare perché, se proprio si vuole avere delle prime squadre che difendono i colori del proprio borgo, allora, per il bene dei propri figli, non si possa almeno creare una rete, un progetto condiviso, in modo da garantire loro sempre la migliore struttura, il miglior maestro, una Scuola Calcio degna del nome.

Non mi so spiegare perché in Val Bormida si battaglia tra paesi limitrofi o addirittura nello stesso paese (si veda Carcare, con due squadre), ma non ci si rende conto (o non interessa) che il vero problema è la perdita di “competitività” con le squadre della riviera, sia sotto il profilo del settore giovanile sia sotto il profilo della prima squadra, il vero problema è che ci si arrocca sulle proprie posizioni quando, già dentro al proprio castello, è scoppiata la pestilenza da molto tempo, con strutture bisognose di manutenzione, società indebitate, direttivi inadeguati, mancanza di professionalità. In quanti, a fronte di sacrifici, portano i propri figli a Savona, Vado, Legino etc.? Spero, molto presto, di riuscirci anche io.

Se io stesso non mi so spiegare tutto questo, che rispondo a mio figlio?

Voi che rispondete?

Una lettrice

Christian Galfrè
27 Gennaio 2017 alle 15:26
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