
Savona. Dopo Vivere Vado che ha espresso nuovamente pesanti riserve ambientali sulla piattaforma Maersk, anche i Verdi Savonesi tornano all’attacco sulla realizzazione della nuova infrastruttura portuale: “Facciamo nostre le perplessità già espresse dalla lista civica, che conduce una battaglia democratica e di civiltà per impedire un grave danno ambientale alle spiagge del litorale.
Per i Verdi: “La Valutazione di Impatto Ambientale deve riguardare tutti gli aspetti del comprensorio e non solo l’opera in quanto tale; devono essere definitivamente esclusi i rischi di inquinamento delle acque; per gli aspetti dell’erosione marina il Comune di Savona deve richiedere ulteriori indagini e non può fare finta di niente e accontentarsi di una lettera con un generico impegno al ripascimento quinquennale”.
“Bisogna poi da valutare anche l’aspetto della mobilità di una opera, che dovrebbe scaricare il traffico dei container su una rete autostradale già intasata quando è noto che la tendenza più comune è quella di spostare il traffico merci su rotaia. Da qui nasce infatti la nostra urgente richiesta al Governo e alla nascente Autorità Portuale di ripensare l’insieme delle infrastrutture puntando ad opere diverse dal Terzo Valico e a una logica di integrazione dei traffici portuali e dell’uscita delle merci dai porti attraverso, ad esempio, la definitiva sistemazione del “camerone di Borzoli” e soprattutto l’adeguamento al traffico container della ferrovia Savona-Acqui-Alessandria” aggiungono ancora i Verdi savonesi.
E ancora: “Nel contempo in questi giorni a Milano si sono presentati per una due giorni di incontri i rappresentanti del porto di Rotterdam per proporre di portare le merci dalla Lombardia all’Olanda mentre a Genova e a Savona si sta affacciando il rischio di un eccesso di offerta rispetto alla domanda nei bacini Genova-Savona con una unica Autorità. A questo punto sorge l’altra richiesta dei Verdi: fermare la costruzione della piattaforma Maersk, portata avanti con un grande impegno finanziario pubblico e ragionare velocemente sulle opere effettivamente indispensabili per rendere i porti competitivi senza creare strutture, che potrebbero danneggiare definitivamente il litorale senza avere effettive contropartite occupazionali. Su questo punto stupisce l’unanime insistenza dei sindacati e di Confindustria, che non vedono i rischi, che abbiamo esposto poco fa e che sono anche il frutto di ragionamenti di operatori portuali avveduti”.
“Infine una domanda: con i soldi pubblici spesi per la piattaforma e con la dichiarazione di area di crisi quanti progetti di green economy si sarebbero potuti realizzare per garantire una conversione ecologica dell’economia savonese? Noi Verdi siamo pronti al confronto se qualche organizzazione vuole confrontarsi con noi sulle prospettive di una uscita “green” dalla pesante crisi economica e sociale, che sta colpendo la nostra zona” concludono i Verdi.