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Le Football Academy inglesi

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

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Le Football Academy inglesi
Foto di repertorio
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Sviluppatosi dopo il restyling del calcio britannico a cavallo degli anni ’80 e ’90, le football academies inglesi hanno in qualche modo mutuato l’esperienza francese dei centri di formazione, cercando anche di copiare alcune modalità simili a quelle dell’organizzazione sportiva universitaria americana. Secondo la dicitura ufficiale una academy è “uno schema per lo sviluppo del talento calcistico”, che ogni club professionistico deve prevedere. Secondo questa regolamentazione i club possono accogliere i bambini dal compimento dei nove anni di età, anche se alcuni sodalizi, come ad esempio l’Arsenal, grazie all’accordo con alcune comunità locali, effettuano una selezione anche con bambini più piccoli.

Dall’età di 9 anni fino al compimento del 16° anno di età (in cui termina l’obbligo scolastico in Inghilterra), i ragazzi vengono tesserati con vincolo biennale con una formula che viene definita schoolboys; al termine dei due anni, se vi è ancora accordo tra il club ed i genitori del ragazzo, si procede ad un nuovo tesseramento. Al compimento del 16° anno di età si arriva ad una svolta con il club che decide se lasciare libero il ragazzo o inserirlo nel vero e proprio programma di formazione offrendogli uno scholarship agreement, una sorta di borsa di studio, mediante il quale con il tesseramento vengono garantiti sia l’istruzione secondaria che l’alloggio presso il camp del club stesso. I ragazzi più promettenti possono quindi continuare il proprio percorso formativo, anche scolastico, all’interno delle strutture del club. Ogni club limita a 6-7 ragazzi al massimo questi scholarship places disponibili ogni stagione, per garantire il posto solo ai più promettenti.

Lo scholarship agreement può durare fino ad un massimo di tre anni, al termine del quale il club, se ha intenzione di mantenere nelle proprie fila il giovane calciatore, deve offrirgli un contratto. La crescita agonistica dei ragazzi è garantita sia dal campionato delle acadamies, un torneo under 19 paragonabile al nostro primavera, sia dall’impegnativo torneo riservato alle squadre riserve, di cui abbiamo già diffusamente parlato.Una delle academy maggiormente all’avanguardia sul territorio inglese è sicuramente quella dell’Everton, società di Liverpool di enorme tradizione.

A seguito di alcuni guai economici avvenuti nei primi anni ’90, i blues hanno deciso di tagliare sostanzialmente le spese per l’acquisizione di giocatori potenziando la propria academy. Per sfuggire alla concorrenza delle società limitrofe, dotate di maggior appeal, la struttura dell’Everton punta sulla perfetta organizzazione e la qualità della formazione, intesa a 360°. L’academy infatti si avvale di un team di “educatori”, ossia insegnanti e psicologi, che seguono la crescita psico-scolastica dei ragazzi durante il periodo di permanenza nel club. Gli educators fanno parte del dipartimento academy, una vera e propria struttura “indipendente” all’interno della società, con una propria amministrazione, un proprio reparto medico e un dipartimento, sviluppato in collaborazione con l’Università di Scienza dello Sport di Liverpool, dove si studiano migliorie sui programmi di allenamento, nutrizione ed educazione per i giovani calciatori. Salita alla ribalta alla fine degli anni ’90, quando la prima squadra dominava la scena nazionale ed internazionale grazie ad un’ossatura di giocatori (Neville, Beckham, Scholes, Giggs) cresciuti nel settore giovanile, la academy del Manchester United è considerata ancora una delle migliori. Divisa in due tronconi (under e over 16), in base alla diversa regolamentazione concernente i rapporti fra società e giovani calciatori, l’academy del Manchester United si distingue dalle altre della Premiership inglese, per la contiguità che la lega alle vicende della prima squadra.

La filosofia del club, infatti, prevede che un giocatore, una volta arrivato al termine del suo percorso giovanile, non venga immediatamente ceduto od inviato in prestito a qualche squadra di divisione inferiore, perché si privilegia un processo di maturazione all’interno della società. Per questo motivo l’academy del Manchester segue i propri ragazzi sino al compimento del 21° anno di età, grazie ad una collaborazione diretta con la squadra riserve; il percorso standard di un giocatore uscito dal settore giovanile dei Red Devils infatti prevede un anno di “coabitazione” tra squadra giovanile e riserve, e un anno completo nella squadra riserve prima di potersi affacciare alla prima squadra (opportunità che comunque quasi tutti hanno).

Concludiamo con le sagge parole dell’ex ct della nazionale Howard Wilkinson a proposito di una certa mentalità ancora esistente nel calcio inglese: Le giovani leve vengono subito buttate nella mischia e i migliori giovani vengono aggregati alla prima squadra. Ci si allena negli stessi orari, su campi adiacenti e si divide lo spogliatoio. Tutti hanno quelli che gli inglesi chiamano un Tutor cioè un giocatore più anziano a cui il giovane deve curare le sue cose: pulizia delle scarpe, ordine dell’armadietto e dello spogliatoio, etc. Si può imparare parecchio spiando tutti i giorni campioni affermati che ti insegnano e ti guidano…. Alcuni club hanno l’accorgimento di portare in panchina due ragazzi in ogni gara… Non c’è che dire: si cresce anche così!

Christian Galfrè
31 Ottobre 2016 alle 14:00
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