
[thumb:9574:l]Ponente. Se le fiamme avessero avvolto la vettura, le due bombole di gas e le due taniche di combustibile a bordo della Fiat Punto parcheggiata sul retro del tribunale di Imperia sarebbero esplose. Invece il fuoco ha lambito la fiancata del veicolo e provvidenzialmente si è spento. In caso di deflagrazione, al contrario, l’autobomba avrebbe distrutto alcuni muri del palazzo di giustizia, con ripercussioni sul caseggiato limitrofo.
L’auto, targata Savona, è stata rubata alcuni giorni fa ad Alassio. Durante un’ispezione mattutina, un addetto alla vigilanza del tribunale l’ha notata parcheggiata presso l’uscita secondaria dell’edificio e si è avvicinato per fare un controllo. Le bombole erano coperte da un lenzuolo ed i sedili della vettura erano cosparsi di benzina. Immediato l’intervento degli agenti della squadra mobile imperiese e della polizia scientifica di Genova. Subito dopo sono arrivati gli artificieri, che hanno disinnescato l’autobomba.
Secondo i primi accertamenti, la macchina sarebbe dovuta esplodere prima delle 22,30 di sabato. Gli investigatori, grazie ad una serie di testimonianze, hanno appreso che l’auto era posteggiata nel cortile del tribunale già a quell’ora. L’innesco era costituito dai sedili intrisi di combustibile, raggiunti da una striscia di benzina sul terreno di circa sette metri. Gli ignoti attentatori hanno appiccato il fuoco a distanza, ma la fiamma si è spenta, forse per l’umidità, poco dopo aver annerito la fiancata della vettura.
Le indagini sono in pieno svolgimento. Sono stati raccolti indizi ed impronte e verranno esaminati i fotogrammi registrati del sistema di videosorveglianza del tribunale. La Digos sta vagliando tutte le inchieste aperte dalla procura e i processi davanti al tribunale. Per ora la polizia tende ad escludere l’ipotesi eversiva e quella della criminalità organizzata. Si ritiene più probabile il gesto di un singolo attentatore indignato con la giustizia, spinto dall’istinto di ritorsione o sicuro di poter dare un “avvertimento”. Le ricerche, tuttavia, non ancora preso una specifica direzione.
“Riteniamo che si tratti di un gesto con una certa valenza dimostrativa, forse indirizzato nei confronti di qualche soggetto della giustizia, ma non ci blinderemo e aumenteremo il livello di guardia con gli strumenti a nostra disposizione” ha affermato il il procuratore della Repubblica di Imperia, Bernardo Di Mattei, che ha aggiunto: “Non crediamo che si tratti di un atto contro la giustizia in generale, altrimenti non avrebbero scelto la sede di Imperia per metterlo a segno. Abbiamo bisogno di ulteriori elementi per farci un’idea più chiara, ma riteniamo che potesse trattarsi di un gesto indirizzato verso qualcuno di ben preciso. La specificità dell’obiettivo non lascia adito a molti equivoci. Ma attendiamo gli accertamenti tecnici della polizia per farci un’idea dell’accaduto”.
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