
Savona. Un nuovo carcere a Savona? Nel coro di voci contrarie all’idea che si è sollevato negli utlimi giorni si aggiunge anche il pensiero di Daniela Pongiglione, consigliere comunale di “Noi per Savona – Savona bella”, che cerca di vedere il bicchiero mezzo pieno sulla possibilità che venga costruito un nuovo penitenziario in provincia di Savona.
“Negli scorsi cinque anni ho fatto parte di una ‘sottocommissione Carceri’. Ho quindi potuto seguire le vicende burocratiche relative alla collocazione di un nuovo edificio, e ho soprattutto conosciuto parte dei problemi delle persone detenute, delle loro famiglie e del personale (guardie, educatori, assistenti, volontari). La notizia di un progetto di un nuovo carcere in Savona, mi fa quindi molto piacere, visto che dal 6 di gennaio i carcerati nel vecchio Sant’Agostino sono stati trasferiti a Sanremo, a Imperia, a Marassi. Questo significa che lo Stato non sta rispettando la legge che prevede una detenzione nella Provincia di residenza. E significa anche che i familiari dei detenuti devono affrontare distanze e spese ragguardevoli, difficili da sostenere per persone anziane e non certo benestanti, come sono in massima parte” spiega Pongiglione.
“Per non parlare del lavoro assai faticoso del personale di assistenza che deve attraversare quotidianamente la regione per svolgere il proprio lavoro. C’è inoltre un altro aspetto importante che non viene mai considerato. Infatti anche se i detenuti sono stati trasferiti, tutte le udienze dei processi che li riguardano vengono tenute sempre al Tribunale di Savona. Ciò comporta, tutti i giorni, lo spostamento di personale carcerario e di polizia, con auto, per andare a prendere e poi riaccompagnare i detenuti nelle sedi fuori Savona. Sono perciò contenta che si prenda in considerazione il problema, dopo anni di silenzio” aggiunge il consigliere comunale di Noi Per Savona.
“Però, data l’importanza e la delicatezza dell’argomento che coinvolge tante persone (non solo i carcerati), vorrei che se ne parlasse con calma e si riflettesse bene, invece di “far volare” delle ipotesi su sedi cittadine centrali o periferiche. Dopo tanti anni di colpevole disattenzione, è necessario finalmente un esame serio. Non si possono prendere in giro tante persone proponendo soluzioni assurde che si sa già che non verranno accolte” conclude Pongiglione.