
Liguria. “Come verrà applicata la normativa che punisce chi interrompe o disturba la caccia? Cosa dovrà fare un agricoltore vedendo che i cani dei cacciatori danneggiano le sue coltivazioni?”
Sono queste le domande che si pongono i Verdi savonesi all’indomani della riapertura della stagione venatoria in Liguria: “Il 18 settembre scorso si è riaperta in Liguria la nuova stagione venatoria e la Confederazione degli Agricoltori (Cia) ha iniziato a manifestare alcune perplessità sulla normativa riguardante il foraggiamento dei cinghiali: ‘Rischia di trasformarsi in un boomerang favorendo la loro riproduzione’”. Inoltre la Cia manifesta perplessità circa le sanzioni ‘per chi interrompe o turba il regolare svolgimento dell’attività venatoria’. Sanzioni che in un primo emendamento prevedevano multe da 206,58 a 616,75 euro, poi ridotte a 400 e 200 euro”.
“E’ auspicabile – proseguono i Verdi – che il mondo agricolo, vitale per la nostra sopravvivenza, analizzi fino in fondo tutti gli altri aspetti del problema, compreso quello del crescente e costante aumento del numero dei cinghiali come conseguenza dell’attività venatoria e gli studi scientifici seri che lo dimostrano. Le autorità politiche e i funzionari regionali sono perfettamente consapevoli del problema, ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.
“Tutti sanno che i cinghiali erano praticamente scomparsi agli inizi del secolo scorso, ma sono stati reintrodotti in Italia proprio per favorirne la caccia e oggi la loro presenza è di circa un milione di capi. Il problema è stato analizzato da diversi studiosi, sia in Italia che nel resto d’Europa. Ma i risultati di questi studi sono volutamente e colpevolmente ignorati”.
“I cinghiali vivono in gruppi di sole femmine, insieme ai piccoli dell’anno. Questi gruppi vengono chiamati ‘compagnie’ e nel loro ambito esiste la sincronizzazione dell’estro (periodo in cui la femmina è ricettiva all’accoppiamento): tutte le femmine di una ‘compagnia’ vanno in estro nello stesso momento e per conseguenza anche i parti delle femmine, della stessa compagnia, avvengono in un breve periodo di tempo. Quando le nascite sono così regolate le femmine hanno in genere una sola gravidanza all’anno, iniziando dal secondo anno di vita. Ma quando i cinghiali sono pesantemente cacciati, le ‘compagnie’ si disperdono, le femmine vengono fecondate già nel primo anno di vita e tendono ad avere due gravidanze all’anno(la madre partorisce in media una decina di piccoli). Di conseguenza, le popolazioni di cinghiali si accrescono invece di diminuire, così come i danni da loro causati (all’agricoltura, per incidenti e altro.). L’impiego dei contraccettivi rimane uno dei pochissimi metodi validi dal punto di vista dell’efficacia e del benessere animale e ambientale”.
Insomma, secondo i Verdi “o questi studiosi vengono apertamente considerati dei provocatori incompetenti, contrapponendo loro altre ricerche e studi, oppure si deve accettare una nuova strategia, in alternativa alla caccia, per risolvere l’annoso problema. Alcuni dei ricercatori cui facciamo riferimento sono: Carlo Consiglio (docente di zoologia presso l’Università La Sapienza), Luigi Boitani (docente di ecologia animale), Sabrina Servanty (del dipartimento Haute Marne in Francia), il biologo ungherese Vilmos Sanji, Silvano Toso (ex-direttore di Ispra), Josef Reicholf. Abbiamo diritto di conoscere i nomi dei ricercatori che dimostrino il contrario”.