
Continuando a viaggiare nel pianeta del calcio giovanile non potevamo certo dimenticarci di chiedere alcuni punti di vista ad un personaggio che sicuramente sta dimostrando per conoscenze acquisite ed esperienze vissute di meritare un posto di primo piano nell’articolato e complesso panorama che da tempo stiamo cercando di descrivervi.
Direttore di Allenatore.net e Newsoccerdrills.com, con all’attivo una decina di pubblicazioni per allenatori di calcio, Massimo Lucchesi cura, dal 2007, la rubrica “L’Allenatore sul campo” per la rivista “L’Allenatore” (bimestrale ufficiale dell’AIAC, Associazione Italiana Allenatori Calcio) e collabora con riviste del settore come World Soccer Digest e Soccer Journal. Vista la conclamata incapacità dei nostri settori giovanili di produrre (salvo rarissime eccezioni) talenti calcistici in grado di affermarsi in ambito internazionale, gli chiediamo tanto per iniziare:
Quali sono le cause che non consentono al nostro calcio di “produrre campioni” del calibro di Messi,C.Ronaldo e Neymar?A mio avviso i fattori che in Italia limitano la crescita del talento sono i seguenti:
1) L’attività calcistica dei ragazzi, al di fuori dei canonici allenamenti, è estremamente ridotta e ciò non favorisce lo sviluppo della “tecnica da strada” cosa che invece avveniva in maniera naturale alcune decine di anni fa negli oratori.
2) Troppa attenzione al risultato nei settori giovanili dove la crescita del talento dovrebbe essere l’unico vero aspetto da curare.
3) Spiccata inclinazione (anche e soprattutto a causa del primo aspetto) dei tecnici del settore giovanile ad investirsi del ruolo di allenatore (gestendo ed allenando la squadra) a discapito di quello di istruttore (incline a forgiare le qualità individuali).
4) Profonda conoscenza di quelli che sono gli aspetti tattici collettivi a discapito dell’approfondimento di un metodo efficace che consenta di sviluppare le qualità individuali.
Quali sono i difetti principali degli istruttori nostrani?
Negli incontri di aggiornamento a cui mi capita speso di partecipare, sia in veste di relatore che di auditore, ho notato le gravi lacune e la poca chiarezza di ideeche, in linea generale e salvo rare eccezioni, l’allenatore possiede circa la conoscenza, anche sommaria, delle gestualità che deve possedere il calciatore per sviluppare sul campo “lo schema” ideato da lui stesso. In Italia è molto più semplice e scontato approfondire la conoscenza delle interazioni tattiche che sostengono un sistema di gioco che non le competenze tecniche che stanno alla base dei vari sviluppi. Il “peccato originale” dell’allenatore è pensare che si possa comunque raggiungere l’obiettivo sapendo miscelare e mettere insieme il materiale umano a disposizione. E’ un po’ come se un cuoco avesse la presunzione di pensare che la bontà di un piatto dipendesse esclusivamente dalla sua abilità di cucinare gli ingredienti e non dalla qualità degli stessi. Per riuscire a coltivare il talento è invece indispensabile fare un passo indietro e ritornare a conoscere ed approfondire le competenze che stanno alla base di gestualità quali ricezione, dribbling, passaggio, tiro ecc. Una volta individuate le competenze da allenare occorrerà soffermarsi sul metodo.
Esercitazioni analitiche e sintetiche o solo situazionali?
C’è chi afferma che negli anni passati le abilità tecniche dei giocatori venivano forgiate negli oratori e, di conseguenza, senza una didattica specifica che prevedesse esercitazioni analitiche ma esclusivamente “il gioco” e chi invece è maggiormente orientato verso l’utilizzo di un percorso didattico razionale. Anche in questo caso soppesare vantaggi e svantaggi è una operazione indispensabile per scegliere la strada migliore.
Per finire: quali ritiene siano i vivai più qualificati in Europa?
Nel corso di questi ultimi anni l’attività di inviato dell’AIAC mi ha consentito di studiare da vicino sia il lavoro di prime squadre (Barcellona, Feyenoord, Bayern, Milan, Juve, Fiorentina, Genoa, Samp, ecc.) che delle cantere più importanti a livello internazionale. Sono stato a Bruxelles prima che i biancomalva dell’Anderlecht vincessero al Viareggio, ed ho riscontrato una grande organizzazione e metodiche di lavoro innovative estremamente efficaci. Se il Barcellona contraddistingue la sua didattica attraverso esercitazioni correlate alle strutture geometriche che sostengono l’impianto di gioco, la cantera belga eccelle nell’affinamento delle abilità individuali per mezzo di proposte che abbinano l’allenamento dei fondamentali all’esecuzione delle giocate che il calciatore effettua in gara. Il segreto è però da ricercarsi nell’intensità della proposta che “costringe” il calciatore ad abbassare i tempi di giocata. In italia abbiamo perso in creatività e fantasia ed è per questo che inviterei i nostri giovani tecnici a rileggere il libro con 2 dvd “L’arte dell’uno contro uno” di Maurizio Tonini, un lavoro che rappresenta un mezzo di grande efficacia per recuperare l’insegnamento delle gestualità che stanno alla base del gioco del calcio.