
Siamo all’inizio di una nuova stagione della raccolta dei funghi, passione incontenibile per tanti ma incubo per i proprietari dei boschi che si vedono invadere i loro terreni.
Negli ultimi anni i cercatori di funghi sono aumentati in maniera esponenziale, facendo diventare i boschi veri e propri luoghi d’incontro paragonabili al centro cittadino durante lo shopping natalizio: si assiste a scene che vedono impegnate squadre di pseudo fungaioli amanti della natura armati di rastrelli e bastoni ispezionare ogni centimetro quadrato, lasciando rifiuti vari quali carta di caramelle, pacchetti di sigarette, bottiglie, lattine e carta stagnola come traccia del loro passaggio, senza considerare veicoli parcheggiati ovunque spesso in proprietà private.
La raccolta dovrebbe essere gestita e controllata dal consorzio creato fra i vari comuni della val Bormida che ha come intento quello di raccogliere dei fondi tramite il pagamento di tesserini che autorizzano alla raccolta. Il ricavato deve essere impegnato in interventi atti a sistemare le varie strade boschive. Come idea non sarebbe male se non fosse che non tutti hanno la volontà di concedere i suoi terreni al consorzio in quanto spesso sono lasciti di bisnonni, nonni quindi hanno un valore affettivo e vederli deturpare è molto doloroso, sono soggetti a tassazione altro tassello spinoso, la legge regionale n.27 del 13/08/2007 prevede che chi non intenzionato a concedere i suoi terreni debba esporre a sue spese una cartellonistica riportante il divieto di raccolta funghi epigei e prodotti del sottobosco, in più i controlli da parte di polizia provinciale, guardia forestale ed addetti del consorzio è pressochè nulla lasciando vita facile ai fungaioli che difficilmente rispettano i quantitavi di raccolta, i luoghi e l’elemantari regole di educazione civica, sul pagamento del tesserino tutti giurano di averlo pagato ma pochi lo esibiscono ed in fine dei lavori si hanno scarse notizie.
I funghi della Val Bormida sono sicuramente un’eccellenza gastronomica e come tale andrebbe tutelata e preservata e trasformata in fonte di redditto da parte dei proprietari,dei ristoratori e di vari laboratori alimentari per lavorare il raccolto. Nel vicino basso Piemonte possiamo trovare il presidio slow food della castagna garassina senza parlare dei tartufi d’Alba, ed in queste zone la raccolta non è aperta alla massa ma controllata severamente.Ultimamente ho letto le dichiarazioni del sindaco di Bergeggi che vorrebbe mettere a pagamento le spiaggie libere per monitorare e controllare le spiaggie demaniali da bivacchi notturni e diurni, rendendo di fatto a pagamento una spiaggia pubblica, non vedo perchè si debba rendere libero accesso a terreni privati. In tante persone si chiedono perchè i terreni non vengano cintati la rispostà è molto semplice il costo economico che si avrebbe per recintare ettari di terreno è molto elevato e la stessa domanda può essere ribaltata al consorzio dal momento che lo avete creato preoccupatevi di delimitarlo e controllarlo.
In conclusione gli abitanti delle zone di raccolta della Val Bormida spesso bistrattata non possono essere invasi senza che nessuno controlli in maniera minuziosa e severa, queste persone vivono il territorio tutto l’anno prendendone i lati positivi e negativi, quando nevica non vengono i cercatori di funghi a sgombrare le strade.
Lettera firmata Valbormida