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Cronaca

Poliziotto morto a Ventimiglia, disposta l’autopsia sul corpo di Diego Turra

Prosegue l'inchiesta giudiziaria e intanto monta la rabbia dei sindacati per "una morte annunciata..."

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Poliziotto morto a Ventimiglia, disposta l’autopsia sul corpo di Diego Turra
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Albenga. E’ stata fissata per domani mattina l’autopsia sul corpo di Diego Turra, l’assistente capo del reparto mobile di Genova, originario di Albenga morto in servizio a Ventimiglia. La Procura di Imperia ha disposto l’esame autoptico sull’agente di polizia che sarà eseguito dal medico legale Sara Candosin, dell’Istituto di Medicina Legale di Genova.

La salma del poliziotto si trova ancora all’obitorio dell’ospedale di Sanremo, in attesa dell’autopsia, poi verrà allestita la camera ardente presso la polizia stradale di Albenga. Proprio alla Stradale di Albenga aveva prestato servizio anche il papà di Turra, Silvano. Arriverà il picchetto del reparto mobile di Genova Bolzaneto dove l’assistente capo prima lavorava in armeria e poi in prima linea. Prima del servizio d’ordine di Ventimiglia Diego Turra che abitava con la famiglia ad Alassio aveva lavorato anche nei controlli allo stadio di Marassi in occasione degli incontri di Genoa e Sampdoria, ma è stato anche in Puglia e Calabria.

E per la giornata di oggi è previsto l’arrivo anche del capo della polizia Franco Gabrielli a rendere omaggio alla famiglia dell’assistente capo della squadra mobile di Genova.

Ma intanto monta ancora la rabbia per la morte del poliziotto e il sindacato Silp-Cgil ricorda: “…Nel silenzio più assoluto in cui passa la loro missione, si nasconde un valore altrettanto inestimabile; anche loro hanno messo in gioco la vita! Una vita dedicata ad aiutare, a soccorrere, a proteggere e a sopperire, purtroppo, ai tanti errori di governanti distratti che, spesso, si dimenticano di tutto ciò…Con queste parole, scritte nel giugno scorso, avevamo cercato di portare i riflettori sul contributo, inestimabile, dei nostri uomini”.

“Avevamo cercato di far ragionare, di farlo in fretta perché là, al confine, la situazione stava diventando insostenibile. Alla fine abbiamo dovuto urlare per rompere quel silenzio, lo abbiamo fatto con tutta le nostre forze per far arrivare quelle parole nella stanza dei bottoni, in quella stanza che, purtroppo, fino ad oggi non ha ancora premuto quello giusto! Caro Diego, continuerai a vivere in tutti noi!” conclude il Silp Cgil.

“Viva e vera solidarietà alla famiglia di Diego Turra. Il nostro collega non è stato ucciso da un infarto, ma è stato stroncato, come i tanti di noi che ci lasciano la vita o la salute, dall’indifferenza di un Governo che non merita la dedizione di uomini e donne trattati come schiavi. Quella di Dego è la cronaca di una morte annunciata, come quella di tanti altri che si trascinano, giorno dopo giorno e con una resistenza al limite dell’umano, in un lavoro non riconosciuto sotto alcun profilo. Un lavoro logorante, ormai impossibile grazie a tutte le difficoltà che ci troviamo di fronte non solo a causa della criminalità e della violenza dei delinquenti, ma oramai soprattutto della violenza di chi non fa che usarci come oggetti, bambole di pezza da buttare via quando sono inservibili. I livelli di tensione e di stress del nostro lavoro sono ben noti, ed oltre tutto in zone come Ventimiglia e molte altre sparse per l’Italia, si raggiungono livelli di stanchezza e di sfruttamento inimmaginabili. Morire di infarto è il minimo che ti può capitare se porti la divisa” afferma il sindacato Coisp.

“Un trattamento inaccettabile – aggiunge il segretario Franco Maccari–, che ci vede sempre all’ultimo posto di un’agenda politica scandalosamente menefreghista di fronte alle necessità del sistema sicurezza e dei suoi operatori. La cosa, oltre tutto, non fa che apparire ancora più grave se vista nell’ottica dell’emergenza immigrazione, che ci costringe ad ancor più sfiancanti ritmi nell’ambito di servizi inadeguati, inefficienti, assurdi ed irresponsabili”.

“Al nostro collega, alla sua famiglia ed a tutto il corpo di Polizia – insiste Maccari – non serve la solidarietà e non servono le condoglianze e gli elogi di Renzi, Alfano e compagni. Sono anzi un insulto alla vita di un uomo ucciso dal suo lavoro, e di tutti gli altri che sono vittime di un dovere amato quanto ingrato. Sono un insulto a fronte della totale mancanza di impegno nei confronti del personale in divisa, mandato in strada ad un’età assurdamente alta, mandato in strada senza mezzi e senza dotazioni adeguate, mandato in strada in un numero esiguo e pericolosissimo, mandato in strada a fronteggiare e sostenere gli effetti nefasti di azioni di governo inadeguate, egoistiche, dilettantesche, che volontariamente i nostri politici e governanti fanno gravare con tutto il loro peso sulle spalle del personale in divisa, così che ogni drammatica conseguenza sulla nostra salute connessa al lavoro è praticamente frutto del loro dolo. In Italia è chi ci governa senza sostenerci, senza tutelarci, senza garantirci e senza darci i mezzi adeguati che ci uccide, uno dopo l’altro. Purtroppo, però, in Italia pagano anche per i loro errori colposi, e dunque neppure voluti, solo ed unicamente gli appartenenti alle forze dell’ordine. Tutti gli altri, compresi i delinquenti, possono dormire sonni tranquilli perché tanto per loro si fa sempre di più e gli si chiede conto sempre di meno” conclude.

Federico De Rossi
8 Agosto 2016 alle 11:51
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  • polizia di Stato
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