
Regione. Il consiglio regionale ha approvato, al termine di un dibattito congiunto, due ordini del giorno sul tema dei lavoratori postali. Con 23 voti favorevoli (maggioranza, Rete a Sinistra e Movimento 5 Stelle) e 6 astenuti (Pd) è stato approvato l’ordine del giorno di Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) con il quale si impegna la giunta a chiedere al Governo di rivedere il decreto sulla privatizzazione di Poste Italiane, mantenendo nella mano pubblica la maggioranza azionaria, di proporre una sostanziale modifica del nuovo modello organizzativo, per garantire il servizio sociale universale e tutelare i livelli occupazionali dell’azienda.
Con 23 voti favorevoli (maggioranza, Rete a Sinistra e Movimento 5 Stelle) e 6 contrari (Pd) è stato approvato l’ordine del giorno di Stefania Pucciarelli (Lega Nord Liguria-Salvini), sottoscritto anche dagli altri componenti del gruppo, con il quale si ricorda che il piano di ristrutturazione che Poste italiane sta attuando in Liguria “determina, al momento, un taglio di 120 posti di lavoro tra Savona, l’intera provincia e quella di Genova, riducendo i livelli di servizio e senza produrre risultati apprezzabili in termini di recupero di qualità e di sviluppo”. Il documento impegna, pertanto, la giunta ad intervenire presso il Governo affinché siano garantiti, sul territorio della Liguria, i posti di lavoro oggi a rischio; sia sospesa la privatizzazione completa di Poste Italiane mantenendo, per lo meno, il 51per cento delle azioni societarie nella proprietà dello Stato; ad inviare l’ordine del giorno ai capigruppo parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
Andrea Melis (Mov5Stelle) ha chiesto di aggiungere la propria firma all’ordine del giorno di Pastorino e ha comunicato il voto favorevole del suo gruppo a entrambi i provvedimenti Sergio Rossetti e Giovanni Barbagallo del Pd hanno comunicato voto contrario all’ordine del giorno della Pucciarelli e l’astensione rispetto a quello di Pastorino.
Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) ha comunicato il proprio voto favorevole anche all’ordine del giorno di Pucciarelli. Lilli Lauro (Giovanni Toti Liguria) e Andrea Costa (gruppo misto Ncd- Area popolare) hanno comunicato voto favorevole a entrambi i provvedimenti. Stefania Pucciarelli (Lega Nord Liguria-Salvini) ha comunicato voto favorevole del gruppo all’ordine del giorno di Pastorino.
“In merito alla situazione che si sta verificando in Poste Italiane, oggi in aula abbiamo chiesto ed ottenuto che la giunta regionale intervenga presso il Governo affinché siano garantiti, su tutto il territorio regionale, i posti di lavoro a rischio e sia sospesa la privatizzazione, mantenendo, per lo meno, il 51 per cento delle azioni societarie di proprietà dello Stato – ha detto Pucciarelli – Il nostro ordine del giorno è stato votato, oltre che da tutti i consiglieri di centrodestra, anche da quelli del M5S e di Rete a Sinistra. Pur di non ammettere che, in tema di privatizzazioni, le scelte errate del governo Renzi precludono il futuro dei lavoratori, quelli del Pd hanno votato contro. In questo modo, hanno dimostrato di non essere persone mentalmente libere, ma individui che rispondono solo alle vecchie logiche di partito. Esprimendo pubblicamente la solidarietà nei confronti dei lavoratori del settore, ho inoltre provveduto ad inviare al capogruppo della Lega Nord al senato Gianmarco Centinaio e al capogruppo alla camera Massimiliano Fedriga, il nostro documento affinché, a loro volta, lo presentino in parlamento”.

Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) ha commentato: “Il recapito postale è un servizio universale, e tale deve restare. È questione di buon senso: le Poste devono restare in mano pubblica. Il governo mette sul mercato il 65 per cento del pacchetto azionario di Poste; ed è un grave errore, che da una parte aprirà a modelli organizzativi in danno degli utenti, con evidenti ritardi nei recapiti, e dall’altra rischia di colpire duramente l’occupazione. Perché è chiaro: si cercherà di minare l’unità dell’azienda con uno spacchettamento in tanti tronconi. I conseguenti tagli, esuberi e licenziamenti sono più che un’ipotesi”.
Il Pd, come detto, si è astenuto dal voto: “A conti fatti, la posizione dei democratici sul nostro ordine del giorno resta incomprensibile: non stiamo parlando di un’azienda pubblica decotta, in crisi. Al contrario, Poste Italiane è un “gioiellino” che fattura 1 miliardo di Euro l’anno: facile comprendere che, con questo decreto, il Governo stia facendo un golosissimo regalo ai privati. Insomma: perché distruggere un’azienda che negli ultimi decenni ha staccato fior di cedole per lo Stato? Perché consegnarla a privati che, come ormai da tradizione, intascheranno i profitti e socializzeranno le perdite?”
Anche il Movimento 5 Stelle ha attaccato i Dem: “Coerente nella propria incoerenza, il Pd ligure non ha votato a favore di due ordini del giorno a tutela e sostegno dei lavoratori di Poste Italiane, in balia di uno sciagurato processo di privatizzazione promosso dal governo centrale a trazione dem. Poveri pidini, neanche loro sanno più cosa inventarsi. Nei giorni pari “difendono” schizofrenicamente i lavoratori dalle manovre del proprio stesso partito, in quelli dispari sono costretti ad arrampicarsi sugli specchi per giustificare l’operato di Renzi e Madia”.
“Se il Pd ha davvero a cuore il destino dei dipendenti di Poste, dica una volta e per tutte, in modo chiaro e convinto, che l’unico modo per tutelare i dipendenti è quello di fare pressioni (loro per primi) al Governo per rivedere il decreto sulla privatizzazione e garantire occupazione e ruolo pubblico e sociale di un’azienda chiave per il nostro paese. Il resto è una barzelletta. Che non fa più ridere nessuno”.