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Cronaca

Richiesta di archiviazione Tirreno Power, secondo i Pm i sindaci hanno fatto il possibile

Dalla lettura delle 145 pagine della richiesta di archiviazione emergono i retroscena del nuovo impianto accusatorio

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Richiesta di archiviazione Tirreno Power, secondo i Pm i sindaci hanno fatto il possibile
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Savona. Prima l’analisi delle posizioni di politici, tecnici comunali e provinciali, in primis i quattro sindaci che si sono succeduti alla guida dei Comuni di Vado Ligure e Quiliano (Giacobbe, Isetta, Caviglia e Ferrando), poi le osservazioni che riguardano la giunta regionale di Claudio Burlando e infine quelle relative ai componenti della commissione Ippc e delle altre commissioni ministeriali.

La lettura delle 145 pagine della richiesta di archiviazione relativa all’inchiesta sulla centrale Tirreno Power firmata dal procuratore di Savona Sandro Ausiello e dai sostituti Daniela Pischetola e Vincenzo Carusi è illuminante per capire le ragioni che hanno portato alla modifica dell’impianto accusatorio originario.

I sindaci di Vado e Quiliano e la Provincia. Per quanto riguarda Carlo Giacobbe e Nicola Isetta, accusati di disastro sanitario e ambientale, i pm dicono che le accuse “non possano ritenersi sussistenti” per quanto riguarda il rispetto delle Mtd (Migliori tecnologie disponibili): “Tale imposizione non poteva avvenire prima del rilascio dell’Aia, che, è intervenuta nel dicembre 2012 quando entrambi gli indagati non erano più sindaci”. Inoltre i due primi cittadini nell’ambito della procedura di Via del 2009 avevano “stigmatizzato il mancato rispetto delle prescrizioni trasmettendo il loro parere contrario in Regione”.

Precisa anche l’analisi dei sostituti Pischetola e Carusi sui “poteri attribuiti ai sindaci” quali “autorità sanitarie locali” (articoli 216 e 217 del Tuls) che sostiene che i “poteri di intervento in via d’urgenza, in materia ambientale, sono attuabili solo dove non espressamente assegnati dal legislatore ad altre autorità”. Di conseguenza, Giacobbe e Isetta, secondo i pm, si sono “attivati per ottenere approfondimenti sulla situazione ambientale e sanitaria, per sollecitare gli enti locali a predisporre misure di controllo più efficaci e per richiedere di verificare l’adempimento delle prescrizioni imposte”. Per questo motivo secondo la Procura, da parte loro, non ci sarebbero state “colpose omissioni”.

Nel motivare la richiesta di archiviazione per il reato di disastro sanitario e ambientale, tra l’altro, i sostituti Pischetola e Carusi fanno anche un riferimento alla contestazione di omicidio colposo plurimo lasciando intendere che anche quella potrebbe prendere la direzione dell’archiviazione: in sede di valutazione di quell’accusa “non si potrà non tenere conto del complesso delle osservazioni fin qui svolte per verificare una loro responsabilità”.

Le stesse osservazioni sulle presunte condotte “omissive” vengono fatte per i loro successori Attilio Caviglia e Alberto Ferrando, ma i pm rilevano anche che “nella conferenza dei servizi del 16 dicembre 2010, davanti al Mise, avevano nuovamente richiesto un controllo pubblico sulla rete di rilevamento, ribadendo tale richiesta nella successiva conferenza del marzo 2011 e del luglio 2013”.

Sulle omissioni relative alla copertura del carbonile nella richiesta di archiviazione si precisa che “non corrisponde al vero, in quanto, nelle prescrizioni richieste al gestore, nella conferenza dei servizi del 17 settembre 2012, i Comuni di Vado e Quiliano hanno richiesto anche questa misura (che infatti è stata inserita nell’Aia finale”.

Tra le tante considerazioni anche quelle sul fatto di non aver emesso ordinanze sindacali per imporre certe prescrizioni: “Non si deve dimenticare che gli indagati si erano posti il problema ed avevano anche richiesto un parere legale a due avvocati non ottenendo tuttavia, come era comprensibile che fosse, indicazioni favorevoli sulla possibilità di poter imporre autonomamente soluzioni a tutela della salute pubblica”.

Olivia Stevanin
22 Luglio 2016 alle 15:27
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