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I “successi non casuali” dell’Atalanta baby

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

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I “successi non casuali” dell’Atalanta baby
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Nel corso degli ultimi anni all’interno di questa riuscitissima rubrica abbiamo dato più volte lustro alla bontà e alla qualità del settore giovanile nerazzurro definendolo come il più forte d’Italia, come una vera e propria fabbrica di talenti.

Pagine e pagine sono state dedicate ai grandi personaggi che ne hanno fatto la storia a partire dal mitico Mino Favini (tornato di recente al Como dopo 25 anni di successi con la Dea), passando per il maestro Raffaello Bonifaccio, per arrivare a Stefano Bonaccorso coordinatore dell’attività di base.

Da tempo partecipiamo ai corsi di aggiornamento organizzati da Andrea Pandolfi al Verdellino, piuttosto che ai mini ritiri precampionato in quel di Brentonico e/o ai vari camp itineranti compreso quello di Arenzano a cui ha presenziato nientemeno che il neo mister Gasperini.

Recentemente abbiamo potuto ammirare dal vicino i 2002 vincere il Memorial G. Comparato superando gli acerrimi rivali della Juventus. Non può essere considerato un caso quindi che il vivaio del presidente Percassi si sia reso protagonista nella stagione appesa conclusasi di un’impresa a dir poco eccezionale: il bi-tricolore. Un ennesimo grandissimo risultato che ha riempito di soddisfazione tutto l’ambiente ripagandolo per il grande sforzo profuso.

Il responsabile della fucina dei sogni Maurizio Costanzi raggiunto a Zingonia ci ha così commentato: “Abbiamo realizzato una doppietta da ricordare e apprezzare, perché ritengo meritata a coronamento di un’annata che ha visto queste squadre dimostrare sempre il proprio valore. Siamo partiti con la conquista del Memorial Scirea battendo il Barcellona coi Giovanissimi 2001 e abbiamo finito in bellezza con due scudetti. Gli Allievi inoltre al titolo italiano di categoria e alla Supercoppa, nel corso dell’anno hanno conquistato anche il Torneo Città di Arco-Beppe Viola a ulteriore riprova che questi successi non sono casuali”.

Ma più delle coppe che arricchiscono ulteriormente la già ricchissima bacheca nerazzurra, è un altro l’aspetto quello che gratifica Costanzi: “Al di là delle vittorie che indubbiamente fanno piacere, siamo convinti di avere in queste squadre dei giocatori che possono essere il futuro dell’Atalanta e questa è la cosa più importante perché non va mai scordato che nel settore giovanile si lavora sempre per il futuro. Abbiamo vinto due titoli nazionali attraverso il gioco e questo vuol dire che c’è qualità. Sono stati sicuramente un bello spot: abbiamo in qualche modo caratterizzato un progetto che punta ad un miglioramento e ad uno sviluppo costante. Logicamente non potrà essere così tutti gli anni, ma è il proposito che c’è alle spalle che conta. A raccogliere i frutti di questa stagione sono stati gli Allievi 99 e i Giovanissimi 2001 ma la performance è da dividere con tutto il nostro meraviglioso vivaio. Abbiamo cominciato questo discorso anche con gli allenatori, ed è un cammino di crescita interna che coinvolge tante persone e tutti i settori, a partire dall’attività di base che ha un confronto costante con lo scouting. E’ un lavoro di gruppo che richiede la coesione di tanti settori e il coinvolgimento di tutti, da Bonaccorso a Silvani per l’attività di base per arrivare a Finardi e Marta. Il settore giovanile è una macchina complessa: ognuno mette la sua parte di entusiasmo e si crea un bel clima che finisce per trascinare tutto il gruppo”.

Questi successi, in particolare quello dei Giovanissimi, sono la fotografia perfetta del disegno portato avanti da Costanzi: il giusto mix tra inserimenti mirati e il blocco proveniente dall’attività di base: “L’anno prossimo sarà un lavoro ancora più evidente e arriveranno altri giocatori dall’estero: così facendo valorizzeremo il lavoro portato avanti dall’attività di base e quello dello scouting con inserimenti di qualità”.

Per la cronaca ricordiamo che l’Atalanta si è conferma regina del calcio giovanile italiano, vincendo a Cesena con i Giovanissimi 2001 (dopo aver eliminato in semifinale il Genoa del duo Ferroni-Gervasi) proprio di fronte all’altra grande pretendente al titolo, la Roma (2 a 0 dopo tempi supplementari) e con gli Allievi Nazionali 99 allenati da Brambilla che hanno avuto ragione sull’Inter per 2-1 (i meneghini, dopo essere passati in vantaggio con Merola al 28′ della ripresa, sono stati recuperati dal difensore atalantino Bastoni in pieno recupero e, ad una manciata di minuti dalla fine del secondo supplementare, ci ha pensato l’astro nascente orobico Melegoni a regalare lo scudetto alla Dea con una punizione magistrale che ha beffato il portiere interista Mangano). La doppietta nello stesso anno non riusciva dal 2005, quando, guarda un po’, a farla furono sempre i baby atalantini, battendo Juventus e Lazio nella doppia finale di Monza, con gli ’88 e con i ’90.

Il continuo ricambio di giovani ai margini della prima squadra, paradossalmente è un aspetto del club bergamasco che sta riuscendo meno bene da un po’ di anni a questa parte. Ma siamo certi che tornerà presto ad essere il fiore all’occhiello, anche perché i talenti come si vede ce li hanno eccome!

Christian Galfrè
21 Luglio 2016 alle 13:44
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