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Lettere

Liguria, terra di costruttori

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Storicamente i Liguri sono nati costruttori. Per necessità. Costruivano barche e navi per sfuggire l’angustia del suolo, scarso ed avaro, e dal mare trarre nutrimento e possibilmente ricchezza. Costruivano muretti a secco per terrazzare la poca terra disponibile e ricavarne un po’ d’olio, vino ed ortaggi. Gente frugalissima, rotta ad ogni asprezza della vita, tenace e mirante al sodo. Grandi risparmiatori, per sopravvivere nei tempi difficili con quanto accumulato negli anni meno grami.

Poi i tempi cambiarono e venne la politica. Madre di tutti i mali, almeno nel sentire della gente.
La politica in realtà c’è sempre stata, solo che nei bei tempi andati era appannaggio di pochi fortunati che per nobiltà di nascita, consistenza di censo o straordinario ardimento personale potevano permettersela.

Oggi le cose sono cambiate. Nel mondo, in Italia ed anche in Liguria. Oggi domina la figura del costruttore. Alcuni (purtroppo pochissimi) sono costruttori di pace. E la loro ricompensa futura è ben nota. Altri costruiscono grattacieli, piattaforme e leviatani del genere. O meglio studiano, organizzano e quindi realizzano il percorso politico che ha il compito di rendere possibili tali costruzioni. E di convincere i cittadini-elettori che sono fatte nell’interesse della comunità. Anche nei casi ove tale interessa appaia ai più assai discutibile. Che fare in questi scellerati casi?

Dapprima si concerta una accurata pubblicizzazione dei meriti tecnico-artistici dell’opera e del suo progettista: sarà il grattacielo più ardito, più biocompatibile (sul tetto si potrà coltivare basilico doc), più sicuro (con le sue oscillazioni trasformerà l’energia dei terremomoti in energia elettrica da cedere all’ENEL), più utile ( in caso di tsunami apocalittico è garantita la sopravvivenza degli inquilini dal 23° piano in su); il suo progettista è persona politicamente schierata ma non inviso ad alcun partito, veste con gusto arditamente impeccabile, è ospite frequente di dibattiti televisivi. Una vera fortune esserselo accaparrato!

Se poi invece del grattacielo si tratta di una piattaforma d’attracco, di un riempimento di un tratto di mare, dello sbancamento di una collina, il discorso non cambia granché : porterà ricchezza, posti di lavoro, opere pubbliche, sarà un volano per altre iniziative del genere. Talvolta, ahimè, si avvera solo quest’ultima predizione. Dopo tanto rullar di tamburi che accade? Di solito la gente resta della propria opinione, anzi tanta insistenza alimenta più di un dubbio.

I politici-costruttori più arditi a questo punto pensano ad un bel referendum, magari accorpando la domanda chiave ad altre più alettanti: preferite il grattacielo (o la piattaforma o altro) + non pagare tasse locali per 50 anni + una tessera di ingresso gratuita ai casinò di Las Vegas valida il giovedì grasso del 2013, oppure nulla di tutto questo ? Prendere o rifiutare in blocco.

Nella sventurata ipotesi che il referendum sortisca poi un esito disastroso, niente paura: era un semplice referendum consultivo, non vincolante, i nostri sondaggi di opinione rivelano che abbassando di 2 piani il grattacielo l’indice di gradimento aumenterebbe dello 0,3%, l’Ordine dei Tassalodermisti si è espresso in senso favorevole all’opera, possiamo quindi procedere certi di andare incontro ai desideri della comunità.

Poi una piccola variante in corso d’opera porterà da 117 a 141 i piani realizzabili, ma oltre al basilico sul tetto in un piccolo box al livello – 18 sarà ospitata gratuitamente (veramente in cambio del mancato versamento degli oneri di urbanizzazione) la pregiata collezioni di gabbiani impagliati, sfrattata dal Comune a fine `800 per far posto all’anagrafe, con buona pace dei tassalodermisti.
E vivremo tutti felici e contenti. Soprattutto i costruttori.

Giorgio Genta

Redazione
21 Ottobre 2008 alle 7:49
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