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Calcio

Cantera blaugrana: identità e tradizione

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

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Cantera blaugrana: identità e tradizione
Foto di repertorio
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Del settore giovanile del Barcellona si sono fatti mirabolanti apprezzamenti che in merito all’esperienza diretta vissuta questa estate durante la nostra visita alla Masia proveremo di seguito a ricapitolare.

Il primo accento va posto immancabilmente ai criteri di selezione adottati. Nella scelta di un giovane calciatore (bambino o ragazzo, che sia) che venga considerato all’altezza di entrare nella prestigiosa “cantera barcellonista” gli aspetti da valutare sono tanti e nessuno è ritenuto assoluto: il baby player deve di norma infatti essere intelligente, rapido, tecnico e con un carattere già ben determinato.

Questi quattro valori, non sono però imprescindibili in termini globali e possono essere compensati con altre qualità. Sono tanti gli aspetti importanti che i tecnici incaricati di selezionare i futuri talenti tengono in considerazione prima di schedare un giocatore. Non viene data attenzione solo alle simmetrie antropometriche o alle abilità tecniche, ma è molto importante (potremmo dire fondamentale) tenere in considerazione il carattere, lo spirito di sacrificio, la forza mentale : qualita’ che fanno parte di una personalità in evoluzione. Dai 13-15 anni quando inizia a delinearsi lo sviluppo organico si comincia a realizzare la prima selezione.

E’ l’età per esempio in cui sono arrivati al club giocatori come Messi, tanto per citarne uno per tutti. Il ragazzo comincia a definirsi ed emergono i tratti essenziali di chi vuole diventare giocatore. Bisogna aspettare la fine dell’adolescenza per sapere che tipo di personalità e di attitudini svilupperà.

Il pensiero comune di molti settori giovanili è che i giocatori alti, con prestanza fisica siano più competitivi e abbiano molti vantaggi rispetto ai piccoli, che invece sono molto rapidi e abili tecnicamente. La forza fisica garantisce forse risultati immediati , ma non si guarda in prospettiva alla crescita anche fisica che un ragazzo potrebbe avere.

Nel Barcellona ad ogni modo il fisico non è di per sé una discriminante, lo dimostra il fatto che i giocatori del Barca sono in media tra i più piccoli del mondo. Per arrivare alla prima squadra ci sono tre ambiti che bisogna tenere presente:
• Calcistica: tecnica, tattica, fisica
• Psicologica: attitudine, carattere, mentalità
• Sociale: i valori percepiti e le persone che stanno vicine alla crescita.

La seconda annotazione riguarda più espressamente la metodologia di allenamento.
La palla è costantemente presente in ogni esercitazione. A livello formativo non si lavora sul risultato ma sullo stile di gioco: è importante vincere giocando bene e mantenendo un comportamento sportivo con gli avversari. Di recente lo ha spiegato chiaramente Lionel Messi: “Da bambino ti insegnano a non giocare per vincere ma per crescere nella capacità come giocatore.

Al Barça, ci siamo allenati tutti i giorni con la palla, non ho quasi mai eseguito un allenamento senza una palla tra i piedi”. La preparazione atletica inizia dalla categoria Juvenil B, ovvero dai 16 anni, ed è sempre impartita attraverso movimenti ed esercitazioni funzionali al gioco, non si tratta mai di esercizi fisici a sé stanti. Per permettere la crescita di tutti, gli allenatori delle categorie inferiori hanno l’obbligo di far giocare ogni ragazzo almeno il 40 percento del tempo a disposizione. Tutte le squadre utilizzano il sistema base della prima squadra: 4-3-3 o, come variante, il 3-4-3.

Ogni settimana di allenamento prevede un obiettivo tecnico-tattico offensivo e uno difensivo, attraverso possesso, giochi di posizione, torelli e mantenimento delle posizioni; particolari esercizi, quest’ultimi, che rappresentano un’evoluzione del possesso palla generale e sono indispensabili per allenare il singolo in un possesso riferito al ruolo che svolgerà in gara.

Tutte esercitazioni funzionali al gioco, in cui tecnica e tattica individuale coincidono con l’organizzazione collettiva sia in fase di possesso che di non possesso. L’obiettivo finale è la formazione di calciatori adeguati a un gioco basato sull’intensità e il possesso. Si insegna fin da subito a dominare la partita, a proporre calcio.

Pur mettendo da parte i lavori con i bambini più piccoli, già dai 12 anni si iniziano a proporre metodiche di allenamento globali, con, appunto, obiettivi tecnici, fisici e tattici. Il tutto avviene in un’esercitazione, senza scomposizione, come invece usano fare la maggior parte dei tecnici italiani.

In questo modo si rafforzano tutti gli aspetti mentali sviluppando la concentrazione e la capacità di pensare e giocare in velocità. Va da sé che la responsabilità dell’intero settore giovanile è affidata a uomini provenienti dalle viscere del club, come nel caso dell’attuale direttore Guillermo Amor. Si chiama progetto tecnico. Si chiama identità. Si chiama tradizione: fatti concreti e profondi, non parole in libertà.

Christian Galfrè
21 Dicembre 2015 alle 14:20
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