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Lettere

“Alassio la nobile decaduta”: lettera di un commerciante deluso

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“Alassio la nobile decaduta”: lettera di un commerciante deluso
Foto di repertorio
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Della fama di un tempo sono rimasti solo i prezzi delle case, degli affitti e degli alberghi, ma ormai è lontano il tempo in cui quel prezzo, paragonabile a località di lusso e prestigio come St. Tropez o Forte dei Marmi, era giustificato dalla movida notturna, dagli spettacoli famosi a titolo nazionale e dai marchi di lusso che popolavano la via dello shopping all’aperto più lunga d’Italia, il famoso Budello.

Ad oggi la movida è abolita, gli spettacoli estivi inesistenti e di pessima scelta, il turismo che popola la città del muretto arriva in autobus da Milano o Torino con la borsa frigo senza neanche sapere cos’è il “Muretto di Alassio”

Gli affitti dei locali alle stelle, costringono la maggior parte dei commercianti a chiudere i battenti e il risultato è una città, alla vigilia del ponte dell’Immaccolata e delle festività di Natale, deserta, serrande abbassate e strade vuote.

Anche la Via Dante famosa per essere la via commerciale di Alassio e a due passi dal famosissimo budello ormai è di serie B, AFFITTASI CEDESI VENDESI hanno sostituito le insegne dei negozi un tempo frequentati tutto l’anno.

Non è più meta del divertimento estivo, non è più meta di shopping, tra poco non ci saranno neanche più le spiagge, vogliamo mettere una bella fabbrica e via? Vogliamo lasciare al degrado e alla miseria quella che un tempo e tuttora è una delle località più belle della Liguria?

L’unica certezza è il menefreghismo. In primo luogo, l’amministrazione non dovrebbe permettere alle attività in centro di rimanere chiuse, locali sfitti e in vendita con prezzi inaccessibili per l’ottusità dei proprietari che credono ancora di meritare “la buona uscita”.

Se viviamo di commercio e di turismo è dovere di tutti dare il massimo per promuovere il valore aggiunto di Alassio, sfruttare le sue potenzialità e pubblicizzarla, non solo due volte all’anno ma continuamente. Di Inglesi e Tedeschi, una volta turisti abituali non c’è più neanche l’ombra, l’ultimo sprint pubblicitario è stato nei confronti dei Russi che si è dimostrato in pochissimo tempo un abbaglio.

Non viviamo più nel periodo d’oro in cui bastava aspettare, tanto 5/6 mesi all’anno si lavorava bene e bastava anche per “coprire” l’inverno, bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare sodo per ricostruire l’immagine di questa splendida Città, partendo dalle basi, stimolando e incentivando il commercio, linfa vitale degli alassini, lasciando perdere per un attimo il “mugugno” e facendo azioni rapide e concrete per ristabilire una qualità di vita almeno paragonabile a quella di 20 anni fa.

Un commerciante

Olivia Stevanin
28 Novembre 2015 alle 16:23
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