
Genova. Pena ridotta da quindici a otto mesi di reclusione. E’ la sentenza del processo davanti alla Corte d’Appello dei minori per la vicenda degli alunni di un Istituto scolastico superiore di Finale che erano stati accusati inizialmente di violenza sessuale (poi derubricata in violenza privata) verso una compagna sedicenne.
A giudizio è rimasto solo uno dei quattro studenti che nel febbraio 2014 era finito nei guai (due degli altri compagni avevano scelto di accedere alla messa alla prova, mentre un terzo era stato assolto da ogni accusa). Il ragazzo, che in primo grado era stato condannato ad un anno e tre mesi con la sospensione condizionale per violenza privata, aveva deciso di appellarsi contro la sentenza e questa mattina il caso è arrivato davanti alla terza sezione della Corte d’Appello per i minorenni di Genova.
Durante la discussione, il legale del ragazzo, l’avvocato Alfonso Ferrara, aveva chiesto il proscioglimento del suo assistito e, in subordine, il perdono giudiziale o una riduzione della pena. I giudici hanno concesso appunto uno “sconto” sulla condanna. Una decisione che, con tutta probabilità, verrà impugnata in Cassazione.
Il “caso” della presunta violenza nell’istituto superiore finalese era scoppiato nel febbraio 2014 quando i quattro ragazzi erano stati arrestati con le accuse di violenza sessuale di gruppo (tutti) e reiterata (soltanto tre degli imputati). Ai ragazzi veniva contestato infatti di aver aggredito nello spogliatoio della scuola, il 31 gennaio 2014, la compagna sedicenne costringendola a “simulare” un atto sessuale.
Secondo l’accusa quello sarebbe stato però solo l’ultimo di una serie di episodi di molestie: la ragazza ai carabinieri aveva infatti raccontato di essere stata vittima da settimane di “attenzioni particolari” da parte degli indagati che, in diverse occasioni, l’avrebbero palpeggiata sul seno e sul sedere. Abusi, avvenuti sempre a scuola durante i momenti di assenza degli insegnanti, che la giovane avrebbe subito in silenzio, senza raccontare né ai professori né a casa quello che stava succedendo. Fino all’episodio dello spogliatoio dopo il quale si era decisa a raccontare tutto.
Un episodio che secondo i quattro studenti era stato un normale scherzo, fatto senza nessuna volontà di abusare della compagna (uno di loro, quello assolto da ogni accusa, aveva spiegato di essersi trovato coinvolto per caso e di non essersi accordato con gli altri). Una spiegazione che non aveva evitato ai quattro ragazzi di restare per un mese detenuti in comunità per minori prima di poter tornare a casa con il permesso di uscire soltanto per frequentare le lezioni a scuola.