
[thumb:2006:l]Regione. La giunta regionale impegnata a contrattare con il governo le risorse messe in discussione dalla finanziaria nazionale. Al termine di un ampio dibattito in consiglio sullo stato della sanità e dopo l’intervento del presidente Claudio Burlando, che ha evidenziato i rischi per i bilanci regionali determinati dalle recenti decisioni governative nazionali, è stato approvato a maggioranza (21 voti a favore, 10 contrari) un ordine del giorno (primo firmatario Antonino Miceli, Pd) che “impegna il Presidente e la Giunta a proseguire d’intesa con le altre Regioni, l’iniziativa nei confronti del Governo nazionale affinché le misure” approvate dalla Camera con un maxi emendamento “siano modificate profondamente, per garantire le risorse necessarie a salvaguardare il livello e la qualità delle prestazioni erogate ai cittadini nella nostra regione”.
Nel suo intervento Burlando ha fatto appello alle opposizioni per uno “sforzo corale” nei confronti del Governo perché siano eliminati “i tagli nazionali alle risorse per la sanità” rendendo possibile il proseguimento dell’azione di risanamento dei conti regionali e la riduzione delle imposte ai redditi fino ai 30 mila euro lordi l’anno. “Noi, nonostante il tasso di inflazione sia raddoppiato, non chiediamo un centesimo in più al Governo, solo di NON ridurci i fondi. Il taglio che si prospetta è invece di 76 milioni di euro e pone in discussione i risultati dell’azione di risanamento fatta fino a oggi”. Il taglio è frutto anche dell’eliminazione del “fondino” che premiava le regioni più virtuose.
“Il governo – ha detto Burlando – ci pone un aut-aut: eliminate la riduzione delle imposte oppure vi togliamo il fondino. E’ una scelta inaspettata e incomprensibile. Di fatto il Governo ci impone di aumentare le imposte”. Si tratterebbe di 16 milioni di euro. “Spero – ha concluso il presidente della Giunta – che questa decisione venga rivista e mi auguro un atteggiamento solidale di tutto il Consiglio”. Un appello fatto proprio da Michele Boffa e Ubaldo Benvenuti (Pd) che hanno ricordato una analoga unitaria presa di posizione dell’Assemblea nei confronti del Governo Prodi contro l’ipotesi di applicare i ticket sulla diagnostica.
L’opposizione però non ha accettato di votare l’ordine del giorno della maggioranza contestando il metodo e il merito. Matteo Rosso (Forza Italia) lo ha definito “provocatorio”, Nicola Abbundo (capogruppo Moderati per il Pdl) e Gabriele Saldo (capogruppo Forza Italia), Alessio Saso (Alleanza Nazionale) e Gino Garibaldi (Forza Italia) hanno affermato che se la maggioranza voleva intraprendere un’azione comune doveva muoversi diversamente mentre Matteo Marcenaro (Moderati per il Pdl) ha detto che il taglio del fondino è frutto di una normativa nazionale precedente all’elezione del Governo Berlusconi e nasce da un errore di valutazione fatto dalla Regione Liguria al momento di approvare la propria legge finanziaria.
Alle opposizioni ha ribattuto Vincenzo Nesci (Partito della Rifondazione comunista – Sinistra europea): “Anche le regioni governate dal centrodestra sono in subbuglio. Rimane solo il Pdl ligure a difendere il ministro Sacconi”. Respinta la richiesta di dimissioni di Montaldo.
Con votazione analoga ma ribaltata sono stati invece respinti gli ordini del giorno della minoranza. Il primo che chiedeva le dimissioni dell’assessore alla Salute Claudio Montaldo era firmato da Vincenzo Gianni Plinio, Alleanza Nazionale ed altri, e aveva dato origine all’intero di battito. Il documento (respinto 10 voti a favore e 23 contrari), dopo aver affermato che la Giunta regionale ha proceduto alla nuove nomine dei direttori generali delle Asl esclusivamente sulla base di logiche partitocratiche di spartizione, denunciato l’allungamento delle liste d’attesa e le gravi indecisioni sull’ospedale del Ponente genovese e la mancata programmazione.
Il secondo ordine del giorno respinto (10 voti a favore e 22 contrari), aveva come primo firmatario Nicola Abbundo, capogruppo Moderati per il Pdl, e chiedeva l’impegno della Giunta ad “attivare convenzioni con le strutture private presenti in Liguria accelerando le procedure per l’accreditamento e predisponendo altresì incentivi per la costruzione di nuove strutture sanitarie private nella nostra regione”. La richiesta era motivata con la necessità di ridurre le liste d’attesa e la mobilità di pazienti liguri che si recano nelle altre regioni per accedere a prestazioni presso cliniche private convenzionate.
Contro l’ordine del giorno si era espresso in particolare Vincenzo Nesci (Partito della Rifondazione comunista – Sinistra europea), mentre Antonino Miceli (Pd) aveva sottolineato che non occorre un’apertura indiscriminata al privato ma affrontare alcune problematiche specifiche come quelle dell’ortopedia. Un orientamento espresso anche dall’assessore alla Salute Claudio Montaldo, il quale ha ricordato che alcuni medici con studio in Liguria, dirottano i pazienti presso cliniche private del Piemonte e della Lombardia dove esercitano. Sì al recupero dei farmaci
Approvato all’unanimità un ordine del giorno (primo firmatario Franco Bonello, Unione a Sinistra) che impegna la Giunta “a far sì che le residenze sanitarie assistenziali (Rsa), le Asl che prestano assistenza domiciliare e le organizzazioni non lucrative aventi finalità di assistenza sanitaria approfittino delle possibilità offerte dalla normativa per il recupero dei farmaci”. L’ordine del giorno fa riferimento alla battaglia condotta dalla Gigi Ghirotti per riutilizzo delle medicine inutilizzate fra l’altro dai malati terminali ed è finalizzato al risparmio e alla lotta agli sprechi.
Nell’ampia discussione generale, Nicola Abbundo (capogruppo Moderati per il Pdl) ha detto che lo stato di confusione nel governo regionale della sanità ha assunto proporzioni inquietanti: “Sono stati cambiati i direttori generali delle Asl senza rendere pubbliche le motivazioni e se hanno raggiunto o meno gli obiettivi”. Secondo Abbundo il risanamento dei conti è fasullo perché raggiunto solo con l’alienazione di immobili mentre le liste d’attesa non sono state ridotte.
Vincenzo Gianni Plinio (Alleanza Nazionale) ha parlato di lottizzazione nelle nomine, ricordando la vicenda del presidente del San Martino Cosenza, rimosso senza spiegazioni, le indecisioni sull’ospedale del ponente, gli sprechi dell’agenzia sanitaria regionale sollecitando Montaldo a dimettersi per “manifesta incapacità”.
Matteo Rosso (Forza Italia) ha parlato di una sanità che offre poco e costa tanto denunciando le lunghe liste di attesa, ad esempio per la moc e il declassamento degli ospedali di Voltri e Villa Scassi. Polemici anche Alessio Saso (Alleanza Nazionale), Pietro Oliva (Forza Italia), Angelo Barbero (Per La Liguria nel partito del PdL) il quale ha affermato tra l’altro che il sistema dei drg va cambiato perché ormai tutti i primari li aggiustano per ottenere più fondi.
Opposta a quella del centro destra la valutazione di Antonino Miceli (Pd): “L’opposizione parla di stato di crisi della sanità ligure, ma è una crisi che non esiste. Molti risultati sono stati raggiunti: il disavanzo è stato dimezzato soprattutto grazie ai risparmi nella spesa farmaceutica. Fra il 2006 e il 2007 sono stati risparmiati 15 milioni di euro. Pur in misura ancora insufficiente sono stati ridotti i posti letto per acuti aumentando quelli di riabilitazione avvicinandoci ai livelli della Toscana. Restano tuttavia dei problemi: i flussi extraregionali, 17 milioni di disavanzo, le liste d’attesa e il fatto che la sanità privata in Liguria sostanzialmente non c’è e forse questo in parte determina la mobilità”.
Vincenzo Nesci (Partito della Rifondazione comunista – Sinistra europea) ha affermato che è necessaria una riorganizzazione del sistema. “Gli ospedali devono curare al meglio le patologie acute. Va poi esteso il sistema di prevenzione sul territorio. Andrebbe modificato il sistema di gestione, guardando all’Europa con una ripresa dei vecchi comitati di gestione, eliminando gli atti monocratici e seguendo l’esempio di alcuni paesi dove vengono eletti consigli di controllo. Si potrebbe anche creare un’authority di controllo dei servizi”. Per quanto riguarda i tempi d’attesa, Nesci ha sottolineato che essi derivano dall’utilizzo solo per poche ore al giorno della stragrande maggioranza delle attrezzature. “Ma con i tagli previsti a Roma le liste d’attesa aumenteranno perché per abbatterle serve nuovo personale. In ogni caso noi ci opporremo a qualunque processo di privatizzazione”. Anche Franco Bonello (Unione a Sinistra) ha ribadito: “Il problema delle liste d’attesa non si risolve solo attraverso la messa in campo dei privati ma potenziando realmente il sistema sanitario. Dove è maggiore la presenza del privato spesso emergono più scandali”.
L’assessore alla Salute Claudio Montaldo ha ricordato i risultati positivi ottenuti dalla sua gestione dal punto di vista economico: risultati certificati da Standard & Poors. ” Per la mobilità passiva eravamo al sedicesimo posto in Italia ora siamo al quinto. Nella gestione del calore, grazie a lunga ricontrattazione, sono stati risparmiati 7 milioni l’anno rispetto a 2006″.
Secondo Montaldo l’Agenzia regionale sta svolgendo ruolo fondamentale. Sui direttori generali ha detto che la scelta è stata fatta senza lottizzazione tant’è che sono stati nominati anche uomini graditi alla passata amministrazione. “Sulla Asl 3 è stata fatta una scelta nuova con una persona terza rispetto alla Asl e a Villa Scassi, ma di grande esperienza. L’avvicendamento di Cosenza è stato umanamente doloroso perché ha fatto un ottimo lavoro, ma ormai aveva finito un ciclo e chi ha gestito una certa fase difficilmente può gestire anche quella successiva”.