
Savona. “Maschera e pinne per fare snorkeling, canoa, kajak, barca a vela. Sono questi i mezzi utilizzati per andare in mare che piacciono alla Protezione Animali savonese ed a chi davvero ama il mare e le sue creature”. Così l’Enpa plaude a tutte le iniziative avviate in provincia grazie alle quali è possibile vivere il mare rispettandone la fauna.
“Finalmente – dicono dall’associazione animalista – cominciano ad intensificarsi le offerte turistiche: in canoa a Bergeggi con la Pro Loco, snorkeling a Finale, Varigotti, Borgio e Pietra con il team ‘Salto nel Blu’, sempre a Finale il sentiero blu con la Lega Navale o a Varazze ai Bagni Mafalda, o ancora a Celle e nelle Albissole con il Centro di Educazione Ambientale Riviera del Beigua; senza dimenticare le numerose minicrociere alla ricerca dei cetacei del mar Ligure”.
“L’Enpa plaude a queste iniziative, che da anni propone inizialmente inascoltata, che permettono, a chi le pratica, di non intaccare il patrimonio di animali marini decimato da una pesca professionale supertecnologica e sportiva senza senso” spiegano i volontari.
“Rimane purtroppo uno ‘zoccolo duro’ di individui che, con i mezzi più disparati come fiocine, salai, coltelli, fucili subacquei, canne da pesca, reti illegali, affrontano il mare come un nemico e massacrano. Il nostro calcolo è che vengano uccisi non meno di 12 milioni di animali marini in una sola estate lungo gli 80 chilometri della costa savonese; piccoli animali utilissimi all’ambiente che vengono spesso pescati per puro divertimento, spesso da bambini coccolati da genitori insensibili, e poi abbandonati morenti sulla sabbia; un malcostume che per fortuna si sta rarefacendo in concomitanza con l’accresciuta coscienza ecologica anche degli italiani, oltre ai turisti nordeuropei spesso disgustati dai comportamenti locali”.
“A tutti l’Enpa savonese lancia un ulteriore appello: se davvero amate il mare, provate a mangiare meno pesce o, meglio, a non mangiarne affatto; il 75% delle specie ittiche del Mediterraneo è in costante diminuzione a causa di una pesca professionale ormai fuori controllo, che insegue una domanda di pesce che il mare non riesce più a produrre; e l’unico modo per limitarla è ridurre le visite alle pescherie. Il mare ringrazia”.