Al Sindaco del Comune di Savona, Federico Berruti. Sig.Sindaco, la Sua amministrazione preannuncia l’intenzione di provvedere alla costruzione di nuove volumetrie abitative destinate all’edilizia popolare sulle prime colline della città in località “Papessa”.
Più volte nel corso degli anni, e non da soli per la verità, abbiamo chiesto che ci si spiegasse perché una città che negli ultimi decenni anni ha perso circa ventimila abitanti pari ad un quarto dei residenti e che è attualmente all’equilibrio demografico solo grazie a cittadini immigrati, necessiti di una instancabile opera di costruzione di nuove abitazioni.
Già anni orsono nelle osservazioni al redigendo Piano urbanistico comunale esprimemmo profondo sconcerto davanti ai numeri che indicavano un potenziale abitativo quasi doppio rispetto alle esigenze della popolazione.
E ancora recentemente, nelle osservazioni al Programma pluriennale di attuazione presentate alcuni mesi fa e regolarmente respinte, il Comune ci ha risposto riguardo alla presenza di innumerevoli appartamenti inutilizzati in città che: – suddetta ipotesi attenga ad aspetti propriamente patrimoniali legati all’andamento del mercato e dell’economia savonese- . A parte il fatto che questa non è una ipotesi ma un fatto descritto dai dati della Relazione fondativa del PUC in approvazione e redatto dalla amministrazione comunale, è del tutto opinabile che il Comune non abbia in mano strumenti per stimolare la rimessa sul mercato di tale immenso patrimonio abitativo.
Per una volta ci associamo alle considerazioni fatte da esponenti della minoranza consigliare, e Le chiediamo che ne è stato dei progetti tanto sbandierati di riqualificazione a edilizia convenzionata della ex centrale Enel di Lavagnola e della conversione delle aree ex Balbontin?
Perchè alla Sua amministrazione intende continuare nelle erosione della fascia verde collinare quando in città ci sono spazi lasciati al degrado che potrebbero essere utilizzati con migliori risultati e minori oneri per la collettività?
Non ritiene che sia giunto il momento di abbandonare l’idea obsoleta delle terribili zone di edilizia popolare destinate a diventare aree ghettizzate e avulse dal tessuto urbano e sociale, prive di servizi e difficilmente collegabili con il centro città?
Non sarebbe meglio prevedere nelle nuove costruzioni una parte da destinare ad edilizia convenzionata magari a scomputo degli oneri di urbanizzazione come per esempio nella futura zona degli “orti Folconi”?
Da anni il governo di centrosinistra di questa città è stato identificato, per parafrasare una recente pubblicazione di successo “Il partito del mattone” ma nulla la Sua amministrazione ha fatto per smentire questa triste nomea. Gli unici eventi che hanno occupato e occupano tuttora le pagine dei giornali sono i progetti, le autorizzazioni a costruire e i famigerati “Master Plan” come il porto della Margonara, il Bofill, il Crescent, le aree Binario Blu, il fronte mare di ponente con gli ex cantieri Solimano e la zona del Famila, la Metalmetron, la ventilata e poi fortunatamente cassata zona del Miramare, la collina di via Scotto solo per citarne alcuni.
Fino a quando continuerà questa erosione continua e sterile del territorio che già ora produce spesso edifici destinati a rimanere per lunghi anni inutilizzati come sta accadendo per la torre Bofill?
Carlo Vasconi, Gruppo Consiliare regionale Verdi
Marco Brescia e Danilo Bruno, Associazione comunale dei Verdi