
[thumb:303:l]Vado Ligure. In occasione della presentazione avvenuta ieri a Palazzo Nervi dello studio condotto dall’Ist (Istituto nazionale per la ricerca sul Cancro) e dall’Arpal (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure) sul rapporto tra indici di mortalità, malattie, ambiente e attività umane, l’associazione ambientalista savonese del Moda, impegnata da oltre vent’anni a chiedere la dismissione della produzione a carbone di energia della centrale termoelettrica di Vado Ligure per via dei suoi forti impatti inquinanti, è ritornata all’attacco della Tirreno Power, ribadendo la necessità di una sua completa “metanizzazione”.
Attraversando fasi alterne ma senza soluzione di continuità, la “battaglia” tra gli ambientalisti e la centrale vadese dura ormai da decenni e ha vissuto uno dei sui picchi storici, per così dire, quando il Moda nel maggio del 1988 organizzò a Spotorno con il concorso del comune un convegno scientifico sull’impatto ambientale della combustione a carbone, contribuendo così a bloccare i progetti di ampliamento della centrale in quegli anni in discussione e a portare in primo piano anche sul territorio savonese la necessità dello studio di soluzioni ecocompatibili nella produzione di energia. Più recentemente, il dibattito è tornato ad inasprirsi in questi ultimi mesi quando, tra polemiche e dissensi, la Tirreno Power ha avanzato richieste per un ulteriore ampliamento (460 Mwe) proprio della produzione a carbone cercando di trovare un accordo con gli enti locali, questione che non sembra essersi ancora del tutto conclusa.
“I proprietari della centrale a carbone Tirreno Power di Vado ricavano un profitto dalla vendita di energia di circa 500 milioni di euro/anno e contemporaneamente creano danni all’ambiente da 110 a 500 milioni di euro /anno”, sostengono in una nota gli attivisti del Moda Agostino Torcello e Virginio Fadda, i quali contestano anche aspramente una “totale – dicono – latitanza di pubblici controlli sulle polveri sottili”. “Data questa gravissima situazione, documentata anche dalla Comunità Europea, – proseguno Torcello e Fadda – a tutela della salute e dell’ambiente il Moda chiede per questa `centrale in città’ almeno la chiusura immediata dei due gruppi a carbone mantenendo il gruppo a gas (ciclo combinato) con 660 MWe per realizzare così depotenziamento e totale metanizzazione votati all’unanimità dai consigli comunali di Vado e di Quiliano e per due volte dal consiglio provinciale di Savona, come era stato richiesto – concludono – dall’Istituto Superiore della Sanità dal direttore elaborazione dati, prof. Cortellessa, nel maggio 1988”