
Alassio. E’ stato interrogato questa mattina il trentaquattrenne bengalese, I.M., residente ad Alassio, finito in manette venerdì scorso in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per le accuse di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e procurato aborto nei confronti della moglie, S.S., di 26 anni, sua connazionale.
L’uomo, difeso dall’avvocato Francesca Aschero, ha scelto di rispondere alle domande del gip Fiorenza Giorgi per chiarire la sua posizione. Il presunto marito violento, che di professione fa l’ambulante nei mercati settimanali, avrebbe infatti negato con decisione di aver picchiato la moglie e avrebbe fornito la sua versione dei fatti.
Una versione che contrasta con il racconto della moglie che, nella denuncia presentata ai carabinieri del Nucleo Operativo di Alassio, che hanno indagato sulla vicenda coordinati dal sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro, ha raccontato di aver subito anni di angherie, minacce e violente percosse tanto da arrivare a procurarle, nel 2012, un aborto al terzo mese di gravidanza.
Le violenze sarebbero proseguite per anni, fino al marzo scorso, quando, la donna è fuggita dalla sua casa di Alassio per rifugiarsi nell’Imperiese a casa di un connazionale che, a sua volta, nelle scorse settimane avrebbe subito minacce dall’uomo.
Secondo gli inquirenti, I.M., aveva addirittura fissato una taglia tra gli appartenenti alla comunità del Bangladesh perché qualcuno lo aiutasse a ritrovarla. Al termine dell’attività di indagine, alla quale ha collaborato anche una psicologa, gli investigatori hanno ritenuto di aver raccolto elementi sufficienti per richiedere la misura di custodia cautelare in carcere poi emessa dal gip Giorgi.
Non è da escludere che nelle prossime ore, alla luce dell’esito dell’interrogatorio di garanzia, il difensore del trentaquattrenne chieda che l’uomo venga scarcerato con l’applicazione di una misura cautelare più tenue.