
Altare. Il grave episodio di bracconaggio (due albenganesi sorpresi con due2 cinghiali ed un capriolo ammazzati nel bagagliaio dell’auto ad Altare) scoperto dai carabinieri, cui va il plauso della Protezione Animali savonese, è soltanto la punta dell’iceberg di un fenomeno preoccupante.
Dalla vendita a qualche ristorante compiacente dei circa 70 chilogrammi di carne i due bracconieri avrebbero potuto ricavare almeno 700 euro puliti ed esentasse; una discreta sommetta che, in un periodo di restrizioni, giustifica il rischio di essere scoperti e denunciati.
Purtroppo il fenomeno è fortemente favorito dalla politica venatoria di Stato, Regioni e Province, succubi delle richieste del mondo venatorio. Ormai non esiste più una stagione di caccia chiusa e gli spari nei boschi sono all’ordine del giorno; quasi ogni giorno avviene una battuta straordinaria ai cinghiali con la scusa dei danni alle coltivazioni, mentre dal 19 giugno al 14 luglio e dal 16 agosto al 29 settembre è aperta la caccia di selezione al maschio del capriolo; ciò disturba non solo le numerose specie animali alle prese con la delicata fase riproduttiva e di cura delle nidiate ma favorisce gli spari dei bracconieri, indistinguibili da quelli autorizzati, vanificando ogni forma di vigilanza.
Grazie a ciò il bracconaggio ha fatto un salto di “qualità” e di intensità: assieme ai silenziosi lacci e tagliole, ora può tranquillamente permettersi di usare la carabina. A parere dell’Enpa occorre sospendere ogni forma di caccia o attività di sparo nei mesi estivi, studiando velocemente sistemi alternativi a tutela delle colture; ed intensificare i controlli dei frigoriferi dei ristoranti, soprattutto nell’entroterra.
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