Savona. Un po’ in tutta Italia, con toni e sensibilità diverse, non si fermano le polemiche e le manifestazioni di dissenso sollevate dal cosiddetto “decreto Maroni” in discussione in Parlamento che prevede il prelievo e la schedatura delle impronte digitali dei minorenni presenti nei campi nomadi. “Non si tratta di una schedatura etnica, bensì di una ulteriore garanzia per la tutela dei loro diritti, per evitare fenomeni come l’accattonaggio”, “un censimento vero e proprio per garantire a chi ha il diritto di rimanere, di poter vivere in condizioni decenti e mandare invece a casa chi non ha il diritto di stare in Italia”, ha sostenuto ancora una volta recentemente il ministro dell’Interno Roberto Maroni durante una recente audizione alla commissione Affari costituzionali della Camera.
Dal fronte opposto, si obbietta che la norma sarebbe invece in aperto contrasto con i diritti garantiti dalla Costituzione, con le normative europee e con la Convenzione Internazionale per i Diritti del Fanciullo promulgata nel 1989 dall’Onu e ratificata dallo Stato italiano. Su questa posizione anche i Verdi che a Savona hanno organizzato, sul modello di quanto sta avvenendo in questi giorni in molte città, per sabato 12 luglio in corso Italia a partire dalle ore 18 una manifestazione durante la quale in segno di simbolica protesta i cittadini potranno lasciare le proprie impronte digitali.
“Crediamo che non esista forma più odiosa ed evocatrice di grandi tragedie come quella di prendere le impronte di bambini Rom e Sinti solo per accertarne l’identità – spiegano in una nota la loro iniziativa i Verdi savonesi -; crediamo che la sicurezza di ognuno di noi dipenda da politiche di integrazione sociale efficaci e da misure di accoglienza rispettose della dignità umana”.” Questa – concludono – la differenza fra l’Europa della democrazia e della libertà a cui ci sentiamo di appartenere e le misure del governo Berlusconi-Bossi, qui sta la differenza fra il rispetto della dignità umana e odiose misure come quelle del Governo”.
Nella seduta di questa mattina a Strasburgo, con 336 sì, 77 astenuti e 220 no (tra i quali gli eurodeputati del gruppo Ppe del quale fa parte Forza Italia), il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione “Mozione comune sul censimento dei Rom su base etnica in Italia” presentata da Verdi, Pse, Liberaldemocratici (gruppo Alde) e Sinistra europea (gruppo Gue) che esorta le autorità italiane “ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei Rom, inclusi i minori e dall’utilizzare le impronte digitali già raccolte in attesa dell’imminente valutazione delle misure previste annunciata dalla Commissione [europea], in quanto questo costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l’origine etnica”. “Un’accusa totalmente infondata, frutto di un voto politico”, è stato il commento a caldo del ministro degli esteri italiano Franco Frattini, fino a un paio di mesi fa vicepresidente della Commissione europea e responsabile del settore “Giustizia, libertà e sicurezza”.