
[thumb:2495:l]Savona. Ad alcuni esponenti diocesani non piace l’idea delle “ronde” lanciata dalla Lega Nord, che ha anche organizzato un mini corso di formazione dei volontari. In un’intervista al “Letimbro” due operatrici della Migrantes diocesana prendono le distanze anche dal clima di diffidenza che proposte del genere tendono ad alimentare.
“Io non so più di che razza è Savona – esordisce Albertina Pensi, direttrice della Scuola di alfabetizzazione della Migrantes – Non riesco a dare una giustificazione al clima di paura che si è instaurato. Organizzare delle ronde significa partire dal dato di fatto che esiste una necessità obiettiva, un pericolo, un rischio reale! Tutto ciò non può che creare ulteriore divisione anziché integrazione e la suddivisione in buoni e cattivi stimola lo spirito per una guerra civile”.
“La diffidenza è una cosa normale, è l’autodifesa insita in tutti noi nell’approccio con una cosa che non conosciamo: è il modo naturale che abbiamo tutti per osservare la situazione e prendere la nostra posizione. E dovremmo ricordarci che questa è una cosa bilaterale – continua Albertina Pensi – Seconda cosa: le persone che emigrano dal loro paese non sono certo contente e serene di abbandonare la loro terra, questa anzi è una frattura profonda. La diffidenza è come una piccola ferita e se invece di curarla mettiamo del veleno ecco che quella ferita può diventare un cancro. Diffidenza e paura: la ronda è uno strumento per enfatizzare questo circolo vizioso e trasformarlo in panico collettivo. Io sono a contatto con gli immigrati da dodici anni e posso dire che la nostra opera ha davvero significato preventivo: la socializzazione e l’integrazione, soprattutto attraverso lo strumento della lingua, permette agli immigrati di sentirsi parte di un qualcosa e poter coltivare la loro vita anche lontano dal loro paese”.
Negli ultimi tempi, poi, si è poi tornati a parlare sulle cronache a livello nazionale delle popolazioni nomadi, in particolare Sinti e Rom, accostando l’argomento in un’ennesima strumentalizzazione alla problematica della sicurezza.
“Bisogna distinguere la popolazione Rom che ha radice jugoslava e transita, dai Sinti, presenti nella nostra città presso il campo della Fontanassa che oggi sono nella situazione di aspettare solo una casa – spiega Gabriella Maglio, insegnante da molti anni impegnata nell’aiuto e nel supporto dei nuclei familiari presenti alla Fontanassa – Oggi ci sono circa 35 famiglie, con un totale di 65 persone, sono stanziali e dal 1994 mandano i figli a scuola, sono quindi perfettamente integrati a livello scolastico ma senza una casa”.
Sul clima che si respira intorno alla presenza dei Sinti in città, Gabriella Maglio non ha esitazioni “La diffidenza ovviamente c’è, è difficile superare il pregiudizio. Io tra loro posso dire di avere coltivato delle grandi amicizie e ho sempre trovato dei valori, ma un minimo di chiusura c’è, sia da una parte che dall’altra. Il problema fondamentale è quello della casa: nel basso Piemonte hanno restaurato case cantoniere o vecchie fabbriche e le hanno date loro a un affitto modico, una buona opportunità dal mio punto di vista”.
“La città deve essere vista come luogo d’incontro e di dialogo – conclude Gabriella Maglio – Il valore di una città si vede proprio nelle sue opportunità in questo senso, nei luoghi di ritrovo, nell’appropriazione degli spazi da parte dei cittadini. Integrazione significa anche questo: invece di destinare soldi alle ronde, di cui non c’è alcun bisogno, sarebbe più opportuno contribuire a valorizzare il nostro territorio!”.