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Sanità, Cgil: “Distretti territoriali e assistenza per non autosufficenti, la riforma che non c’è”

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Sanità, Cgil: “Distretti territoriali e assistenza per non autosufficenti, la riforma che non c’è”
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Liguria. Nel 2012 le organizzazioni sindacali e la Regione Liguria hanno firmato un accordo sulla riforma del sistema sanitario. Al centro di quel progetto il rafforzamento del ruolo dei distretti territoriali, la presa in carico dei malati cronici, l’attivazione dello strumento della “dote di cura” per una assistenza socio-sanitaria ai non autosufficienti e l’attivazione di incentivi per i lavoratori coinvolti nella riorganizzazione.

“La necessità di cambiare il nostro sistema sanitario deriva da una situazione non più sostenibile: l’invecchiamento della popolazione e la denatalità portano ad una costante e inesorabile riduzione della quota di finanziamento nazionale. La popolazione ligure diminuisce ed invecchia e contemporaneamente aumenta la percentuale di malati cronici e l’attività di assistenza dovuta all’età media elevata. In altre parole, aumentano i costi della sanità e diminuiscono le risorse a disposizione (è di 48 anni l’età media ligure – siamo gli italiani più vecchi, la popolazione è scesa a 1.591.939 abitanti). A causa di questa situazione,  mentre le altre regioni negli anni scorsi hanno avuto un incremento delle risorse, la Liguria ha continuato inesorabilmente a perdere quote”.

“Con i dati presentati nel convegno di oggi “Facciamo il pieno di salute”, dimostriamo come nel nostro sistema sanitario, che ad oggi non  ha davanti a sé un futuro roseo, vi siano ampi margini di intervento, in particolare su: spesa sanitaria, appropriatezza ricoveri, attività di prevenzione/presa in carico” afferma la Cgil Liguria.

“Sulla spesa. La Liguria contribuisce al Fondo Sanitario Nazionale per il 35,89% con una integrazione dal Governo del 64,11 per cento. Dalla graduatoria tra regioni emerge che peggio della Liguria ci sono solo Campania, Calabria e Puglia. Da notare anche la voce “entrate proprie” che è quella finanziata in gran parte con i ticket. Benché la voce pesi poco sul montante complessivo del riparto, la Liguria si colloca al secondo posto dietro il Veneto, in sostanza i liguri pagano e parecchio”.

“Sulla cura. In Liguria i cittadini entrano in ospedale per ricoveri spesso inappropriati. Tra i casi maggiormente diffusi i cosiddetti lungodegenti che per una serie di ragioni non possono essere dimessi e che solitamente vengono ricoverati nei reparti di chirurgia senza bisogno di essere operati (31.4 per cento Liguria contro 29.97 per cento Italia). Oppure la diagnostica che nella nostra regione è all’81.84 per cento contro il 55.66 della Toscana (questo significa che vengono prescritti molti esami inappropriati tipo raggi ecc.). Sono tutti elementi in cui se la territorialità fosse una prassi consolidata queste situazioni sarebbero ridotte” aggiunge la Cgil.

“Da qui l’importanza di quell’accordo ad oggi in parte disatteso seppur oggetto di tante delibere della Regione: pochissimi fatti concreti verso una reale integrazione socio-sanitaria, accordi con i medici di base ai quali non corrisponde l’attivazione di servizi integrati, non è mai stato adottato il Chronic care model ossia quel sistema che permette ad un cronico (esempio diabete) di recarsi in una sola struttura per tutta l’assistenza necessaria alla sua patologia”.

“La prossima giunta regionale dovrà proseguire l’impegno di attuare l’accordo firmato nel 2012, unico strumento in grado di riformare anche culturalmente il modo comune di vivere il  sistema socio sanitario; è necessario attivare dei tavoli di confronto con tutti i soggetti coinvolti nel processo di riforma per cui non solo organizzazioni sindacali e amministrazione regionale ma anche i medici di base, le associazioni, i direttori generali ecc. Infine riteniamo imprescindibile un ruolo attivo dei sindaci che in virtù della loro prossimità al territorio possono essere i protagonisti delle nuove case della salute” conclude il sindacato.

 

Federico De Rossi
16 Aprile 2015 alle 13:07
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