Dal 1946 sino al 1948, decine di Savonesi, vennero assassinati, in ogni luogo, per strada, al lavoro, durante i pasti addirittura, da un gruppo di fuoco, che arrivava materialmente dalla storia della guerra civile. Tutti gli omicidi vennero compiuti usando una pistola automatica con silenziatore. Dalle perizie balistiche effettuate sulle pallottole esplose dall’arma, la si pote’ definire come una Beretta calibro 7,65 munita di silenziatore. Forse gli esecutori che la usarono furono diversi, ma l’arma non cambio’ mai e non venne mai rinvenuta. Fra le modalita’ degli omicidi rivesti’ una grandissima importanza, l’elemento sorpresa, che poi in futuro, nel corso degli anni di piombo, venne mutuata dalla Brigate rosse. La vittima, veniva prima individuata, si prendeva nota delle sue abitudini ,poi la si seguiva, e quando meno la persona se lo aspettava, la pistola con il silenziatore entrava in azione, con “geometrica potenza” come ebbero spesso a dire le Bierre .
Ecco alcuni nominativi degli uccisi: Giuseppe Winkler, Francesco Negro, Michele Torcello, Luciano Guerra, Lucia Ferrari, Ernesto Lorenza.
Arriva a Savona un Commissario di polizia, Amilcare Salemi, onesto ed efficiente funzionario, con l’incarico ufficiale di indagare. Ed effettivamente comincia ad indagare con determinazione sui delitti della pistola con il silenziatore. Il suo paziente lavoro inizia a dare i primi frutti, soprattutto Salemi riapre dei vecchi fascicoli chiusi e dimenticati volutamente.
Inizia a fare domande sulla strage della famiglia Biamonti, sull’omicidio Winkler e del Dottor Negro, inizia a diventare scomodo e anche pericoloso per coloro che a Savona, hanno le mani sporche di sangue fresco nel nome dei loro distorti ideali politici.
Il Commissario Salemi oltre ad essere coraggioso, ha un bell’approccio con la gente di Savona, che inizia a fidarsi di lui, Salemi infatti rappresenta lo Stato, quello vero, dal volto umano. Raccoglie prove, indizi, effettua interrogatori stringenti, si avvicina a scoperchiare il pentolone pieno di morti ed omicidi, avvenuti non solo dopo il 25 aprile ma proseguiti anche dopo con finalita’ sporche.
Molti criminali politici comunisti, sentono il gelido vento della paura, la loro coscienza e’ in subbuglio, non possono mettere in discussione loro stessi e il Partito che li guidava e li ispirava. Decidono di agire e di liquidare velocemente il Commissario Amilcare Salemi.
Cosa che avviene con la solita modalita’: alle ore 20 dell’11 novembre 1946, mentre il commissario e’ a cena nella sala ristorante dell’hotel Genova di Piazza del Popolo a Savona, da solo, il gruppo di fuoco, penetra nell’albergo e vigliaccamente gli spara alle spalle uccidendolo con la Beretta con il silenziatore.
Nessun testimone vide nulla, arrivarono altri investigatori che nulla poterono. L’omerta’ politica era dilagante, i suoi preziosi documenti che inchiodavano i colpevoli delle stragi alle loro responsabilita’ sparirono, la sua scrivania venne forzata. Ai funerali la vedova fu minacciata e i testimoni che avevano collaborato alle sue indagini convinti a mantenere il silenzio.
Una cappa rossa di piombo calo’ su Savona. La mafia rossa aveva ucciso un fedele servitore dello Stato.
E avrebbe continuato a farlo
Come Dalla Chiesa, come Borsellino, come Falcone, come Calabresi, come Boris Giuliano, come il Giudice Ragazzino…anche il Commissario Amilcare Salemi fu assassinato per fermare la Giustizia, molti degli assassini che Salemi avrebbe arrestato hanno avuto una luminosa carriera politica, grazie alla sua provvidenziale morte, pianificata e eseguita dal killer della pistola con il silenziatore.
Chiedo formalmente allo Stato ed alle Istituzioni , che venga posta una targa commemorativa in Piazza del Popolo, lato Hotel, dove cadde l’11 novembre 1946, nell’adempimento del proprio dovere il coraggioso Commissario Amilcare Salemi. Penso che sia il minimo per un fedele servitore dello stato come Egli fu.
Roberto Nicolick
Consigliere Provinciale Savona