
[thumb:1204:l]Savona. Commissioni di massimo scoperto oltre la soglia dell’usura. La pratica dell’anatocismo bancario è al centro di una bufera che investe Savona e che è finita nel mirino della Procura della Repubblica. Il procuratore capo Vincenzo Scolastico ed il sostituto Alessandra Coccoli hanno avviato un’indagine che vede coinvolte, per ora, cinque banche cittadine.
Gli accertamenti hanno preso le mosse dalla denuncia del titolare di un’azienda, che si è affidato ad uno studio di consulenza fiscale per il ricalcolo degli interessi bancari, scoprendo che su vari conti correnti venivano applicati tassi elevatissimi. Il reato ipotizzato è quello di usura e in particolare la prassi di conteggiare la commissione per il massimo scoperto sui conti correnti (sui fidi e sulle cifre utilizzate extra fido) facendo così lievitare gli interessi passivi a quote iperboliche.
La guardia di finanza è ancora al lavoro sulla documentazione acquisita, ma presto i rappresentanti legali e direttori dei cinque istituti di credito finiti nell’inchiesta dovranno rispondere alle domande dei magistrati. La Procura incaricherà un perito per una consulenza sulla base dei dati forniti dai consulenti ai quali l’imprenditore si è rivolto (che avrebbero conteggiato oltre un milione di euro indebitamente pretesi dalle banche).
L’argomento del massimo scoperto è uno dei temi al centro del dibattito finanziario. Il problema è la legittimità dell’addebito trimestrale della commissione che le banche applicano. Questa commissione è stata definita dalla Cassazione come “remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione dei fondi a favore del correntista indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma”. Gli stessi istituti bancari approfitterebbero di una circolare della Banca d’Italia che appunto autorizza la commissione sul massimo scoperto. Non è escluso che l’inchiesta savonese abbia risvolti a livello nazionale.