
Savona. La Slp-Cisl Imperia Savona esprime tutta la propria contrarietà nei confronti di Poste Italiane per la decisione di procedere ad una sorta di micro-mobilità obbligata (due lavoratori) dalla filiale di Imperia alla filiale di Savona, reputandola “un’incomprensibile forzatura a fronte dell’imminente presentazione del Piano d’impresa da parte del nuovo management e delle significative ricadute funzionali ed organizzative che tale Piano necessariamente comporterà sui territori”.
“La Slp-Cisl Imperia Savona – afferma Vincenzo Capasso, segretario generale aggiunto dell’organizzazione – manifesta totale disaccordo sia nel merito sia nel metodo, ritenendo inutile e intempestivo ogni intervento sull’allocazione delle risorse umane in un momento in cui il management sta decidendo quali e quante unità saranno necessarie secondo i nuovi scenari aziendali (operativi presumibilmente da gennaio 2015) contesta le modalità relazionali dell’azienda che si sono limitate solamente all’informativa, ignorando ogni trattativa e condivisione con le organizzazioni sindacali e che all’incontro svoltosi il 4 dicembre ha precluso tutte le alternative proposte (trasformazione di alcuni part-time in full-time a fronte dell’accettazione di una sede diversa, recupero di unità del recapito che a suo tempo avevano espresso disponibilità a collocazione in area sportelleria)”.
“La Slp-Cisl Imperia Savona, auspica che questo non diventi il modus operandi di un’azienda che si appresta a essere privatizzata, dichiara che, in considerazione dell’attuale e perdurante atteggiamento di chiusura, attiverà una mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici e intraprenderà ogni iniziativa utile alla tutela degli stessi, allo scopo di affermare la necessità di relazioni industriali improntate alla concertazione ed alla condivisione e di evitare un utilizzo esponenziale della mobilità coatta – conclude Capasso -, con ricadute gravi e disagevoli sui colleghi”.