
Vado Ligure. “Siamo consapevoli che c’è il grande problema di come accompagnare la trasformazione della centrale e garantire il lavoro a chi lo perde, proprio per questo chidiamo che Regione Liguria e ministero dello Sviluppo economico lavorino per un piano che punti sull’efficienza energetica e sul settore delle rinnovabili: è qui la possibilità di sviluppo dell’industria energetica italiana”.
Dopo il nuovo rinvio della decisione sull’Autorizzazione Integrata Ambientale alla centrale termoelettrica di Tirreno Power a Vado Ligure continuano le prese di posizione riguardo ad una vicenda sempre più complessa. Greenpeace, Legambiente e WWF spiegano così di aver chiesto “un ferreo rispetto delle normative vigenti in materia di emissioni in atmosfera nel corso della Conferenza dei servizi”.
“L’autorizzazione – spiegano – può essere concessa solamente con l’adozione delle Migliori Tecnologie Disponibili (BAT) e attraverso l’applicazione di adeguati Sistemi di Misurazione al camino (SME), come peraltro si evince anche da quanto affermato dall’ISPRA e da quanto si legge nell’atto di sequestro da parte della Procura di Savona. Se Tirreno Power, come più volta ha dichiarato, ritiene impossibile attestare l’impianto di Vado Ligure agli standard BAT, allora quell’impianto – gravato da accuse estremamente serie per la mortalità che avrebbe indotto nel territorio circostante – non dovrebbe riprendere la produzione”.
“Non possono essere fatti passi indietro – continuano – riguardo al rigore del monitoraggio delle emissioni, specie dopo le varie inottemperanze di Tirreno Power. Le centrali a carbone oltre che gravemente dannose per il clima, l’ambiente e la salute dei cittadini, risultano sempre più inutili anche per il sistema energetico nazionale, caratterizzato da una forte overcapacity che costringe gli impianti a funzionare a scartamento ridotto o addirittura a stare fermi”.
“Il rinvio di una settimana della Conferenza dei servizi per decidere sul rilascio dell’Aia – concludono le associazioni ambientaliste – ci auguriamo non sia solo uno stratagemma. La raccolta di dati e la loro interpretazione è stata oggetto di un processo lungo e tecnicamente raffinato: gli ulteriori dati epidemiologici che dovrebbe fornire la Asl siano resi immediatamente pubblici e sia argomentata ogni discrepanza con gli altri esistenti, citati anche nell’ordine di sequestro della magistratura”.