I cinghiali, i caprioli e i daini che devastano le colture agricole sono le vittime inconsapevoli, assieme ai contadini, degli interessi dei cacciatori; fin dai primi anni 80 sono stati deliberatamente lasciati moltiplicare, senza che nessuno, a parte l’Enpa, si opponesse al ripopolamento con animali d’allevamento. Ed ora neppure battute di caccia senza alcuna regola (si spara ai cuccioli per costringere la madre a spostare il branco) riescono a risolvere il problema, a parte le migliaia di animali uccisi durante la “normale” stagione venatoria.
Ciò dimostra che il fucile dei cacciatori non è lo strumento idoneo per controllare le specie animali in sovrannumero. per avere sempre prede da abbattere i cacciatori hanno infatti interesse che la specie sia numerosa ed i danni alle coltivazioni non diminuiscano.
Quindi le soluzioni vanno cercate altrove come chiediamo, ormai inascoltati, da decenni: come avviene in molte parti del mondo per problematiche simili, si commissionino ad istituti scientifici, non legati ai cacciatori, studi di fattibilità e ricerche, propedeutici a campagne di somministrazione di sostanze “specie-specifiche” in grado di limitare le nascite delle specie selvatiche in presunto sovrannumero.
Ma, in aggiunta e fin da subito, valutando le situazioni locali e utilizzando i fondi delle Province sulla caccia:
1) Costituire, in zone e boschi lontani dalle colture, da aprile a settembre, depositi di cibo continuamente riforniti (ortaggi, vegetali e sale), eventualmente recuperati dagli scarti delle produzioni alimentari, per limitare la mobilità degli animali.
2) Fornire alle aziende agricole i “pastori elettrici”, circuiti con cavi alimentati da batterie a basso voltaggio (procurano solo fastidio) che impediscono l’avvicinamento alle colture; e dare contributi per la costruzione di robuste recinzioni attorno ai campi coltivati.
Agli scettici ricordiamo che queste sono le soluzioni già adottate da decenni in molte parti del mondo, dopo il fallimento del fucile (somministrazione di mangimi medicati agli ungulati del Nord America ed agli elefanti africani; barriere di migliaia di chilometri in Australia, contro emù e dingo o in Argentina, contro guanachi e nandù).
Ente Nazionale Protezione Animali Savona