
Vado L. Trentadue pagine. Sono concentrate in questo spazio tutte le “osservazioni” di Tirreno Power sulle prescrizioni imposte dal Parere Istruttorio Conclusivo (Pic) e dal Piano di Monitoraggio e Controllo (Pmc) elaborati dalla Commissione ministeriale IPPC (“Integrated Pollution Prevention and Control”) in relazione alla richiesta di rinnovo anticipato dell’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) per la centrale di Vado.
Un documento che, due giorni fa, Tirreno Power ha inviato a Roma al Ministero dell’Ambiente e alla commissione stessa. Insieme alla documentazione, l’azienda ha allegato la richiesta di essere ascoltata per illustrare nel dettaglio le osservazioni al Gruppo Istruttore prima della conferenza dei servizi, fissata per il 18 novembre. Al di là dell’aspetto “burocratico”, ad essere interessanti sono ovviamente i contenuti del documento elaborato dal gestore della centrale vadese.
Se del Pic si era detto che “non faceva sconti” all’azienda, lo stesso si può dire delle “osservazioni” di Tirreno Power che, come vuole il perfetto copione del “gioco delle parti”, cercano di smontare punto su punto le indicazioni della commissione. Già dalle prime righe l’azienda parte all’attacco rilevando che nel Parere Istruttorio Conclusivo non si accoglie la proposta di miglioramento ambientale della centrale in due fasi, ma si impone invece il rispetto immediato di limiti molto più restrittivi, senza però rendere noti i motivi di questa scelta.
L’azienda prosegue precisando che le Migliori Tecnologie Disponibili (MTD) sono “indicative di valori massimi non derogabili o di valori limite di emissione per i singoli inquinanti, ma rappresentano canoni flessibili che, come tali, non vanno eseguiti tout court, ma adeguati alle peculiarità dell’impianto e del sito in cui si colloca”. In riferimento ai limiti di emissione imposti dal Pic, Tirreno Power, come già fatto notare nelle scorse settimane anche dai sindacati, afferma che sono “nettamente inferiori” a quelli prescritti nelle Aia degli altri impianti a carbone in esercizio in Italia e di pari tecnologia.
Critiche vengono avanzate anche alla mancata con concessione dei tempi necessari all’adeguamento degli impianti e al fatto che la commissione non abbia tenuto conto delle delibere degli enti locali (Regione e Comuni) che precisavano come “l’adeguamento tecnologico delle caldaie senza rifacimento integrale non possa consentire il rispetto dei limiti inferiori delle MTD” (delibera regionale numero 1177). Tirreno Power ribadisce poi quanto era già noto: ovvero che imporre una fase unica impedisce, di fatto, l’attività dei gruppi VL3 e VL4 fino alla completa realizzazione delle misure necessarie al raggiungimento dei limiti imposti dal Pic (circa 16-20 mesi), impedendo quindi “il libero esercizio dell’attività imprenditoriale (e i connessi profili occupazionali)”.
Guardando più in dettaglio alle prescrizioni contenute nel Parere Istruttorio Conclusivo, Tirreno Power le critica sulla base di due presupposti: in primis perché non rispetterebbero “il principio di proporzionalità” (in base al quale “il test di legittimità delle prescrizioni definite in sede AIA passa attraverso l’accertamento della necessità della misura, della sua idoneità allo scopo da raggiungere e della stretta proporzionalità della misura applicata con il fine da conseguire”) e poi perché ritenute “tecnicamente irrealizzabili”.
Terminate le considerazioni generali, il documento elaborato da Tirreno Power si divide in cinque sezioni nelle quali sono indicate nello specifico le osservazioni dell’azienda sulle prescrizioni del Pic. Le indicazioni della commissione vengono collocate in diverse categorie: quelle definite “non accoglibili” perché ritenute illegittime in quanto violano il principio di proporzionalità, altre disposizioni di legge o perché carenti di motivazione; quelle ritenute “non attuabili” dal punto di vista tecnico; quelle che, sempre secondo l’azienda, necessitano di precisazioni o chiarimenti per la loro corretta applicazione; infine quelle riferite alla parte descrittiva del Pic e quelle sul Piano di Monitoraggio e Controllo.
A questo punto il documento “entra nel vivo” e, una per una, sezione per sezione, l’azienda espone le osservazioni. Tra quelle classificate come “non accoglibili” figurano aspetti relativi all’avviamento esclusivo attraverso gas naturale, ai valori limiti emissivi da rispettare dal rilascio dell’AIA, alla durata dell’Autorizzazione Integrata e alle modalità di calibrazione dei rilevatori SME.