
Andora. Nel febbraio scorso due fratelli marocchini, Rahal e Abdelkader El Karroui, rispettivamente di 40 e 30 anni, erano stati arrestati con l’accusa di aver tenuto segregata in casa per due anni, picchiandola e maltrattandola, la moglie del secondo, T.B., di 26 anni. Questa mattina i due nordafricani per questa vicenda hanno patteggiato davanti al gip Emilio Foisi: tre anni di reclusione il marito e due anni il cognato.
Lo scorso marzo la giovane era stata interrogata nel corso di un incidente probatorio celebrato davanti al giudice Fiorenza Giorgi. Nel corso dell’audizione protetta la ragazza aveva ribadito le accuse contro i due uomini confermando la versione dei fatti che aveva già esposto ai carabinieri. Secondo l’accusa i due uomini l’avrebbero costretta a rimanere sempre chiusa in casa, ad Andora, trattandola come una vera e propria schiava. Inoltre, praticamente con frequenza quotidiana, il marito (ma in un’occasione anche il fratello) avrebbe picchiato la ventiseienne colpendola con calci e pugni.
Violenze che T.B., ora ospite di una casa famiglia, aveva documentato fotografando i segni che, giorno dopo giorno, le botte lasciavano sul suo corpo. Immagini che sono state consegnate ai carabinieri dopo l’arresto di Rahal e Abdelkader El Karroui.
I due nordafricani dovevano rispondere di maltrattamenti, lesioni, atti persecutori continuati e sequestro di persona. Era stata proprio la ventiseienne, ormai esasperata, a chiedere aiuto ai carabinieri che avevano posto fine alla sua prigionia.