
[thumb:7911:l]Savona. Circa 7 mila apparecchi elettroutensili professionali posti sotto sequestro, per un valore complessivo di 2 milioni di euro, e 14 persone denunciate a piede libero. E’ il bilancio dell’operazione “Safe Job”, condotta dalla guardia di finanza sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Savona. Le indagini, che si sono svolte in maniera articolata e capillare con ramificazioni anche in Campania, Veneto e Lazio, sono partite dopo alcuni episodi di gravi infortuni sul lavoro ai danni di operai ed agricoltori savonesi, nei quali era emerso l’utilizzo di attrezzi ed utensili non conformi alla disciplina sulla sicurezza.
Si tratta in particolare di martelli demolitori, compressori, gruppi elettrogeni, decespugliatori e motoseghe. In alcuni casi, gli apparecchi riportavano i marchi contraffatti di analoghi prodotti ad avanzata tecnologia, fabbricati e commercializzati da note ditte del settore.
Le fiamme gialle hanno ricostruito le modalità di approvvigionamento e distribuzione dei prodotti, risultati tutti di importazione cinese e non in regola con la normativa sulla sicurezza anche a causa dell’assenza dei necessari dispositivi di blocco e spegnimento in caso di malfunzionamento od uso improprio. Queste circostanze sono emerse a seguito delle perizie disposte dall’autorità giudiziaria locale, che ha così ordinato il sequestro dei prodotti non conformi sull’intero territorio nazionale.
Sono finora 14 le persone denunciate alla locale Procura della Repubblica, per violazioni riguardanti la contraffazione dei marchi e la disciplina sulla sicurezza dei prodotti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i 14 denunciati, di cui 10 grossisti e altri rivenditori, tutti napoletani affiliati a gruppi camorristici, facevano arrivare a Napoli, direttamente dalla Cina, gli elettroutensili. Tutto il materiale veniva poi rivenduto a grossisti e rivenditori al dettaglio che lo dirottavano specialmente nel Nord Italia, per vendite porta a porta in aree rurali.
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“Siamo partiti dall’analisi di alcune situazioni di rischio sul lavoro e di uso di attrezzatura non in regola con la normativa sulla sicurezza – spiega il comandante provinciale della guardia di finanza, colonnello Roberto Visintin – Da qui abbiamo cercato di ricostruire la filiera commerciale di distribuzione di questi apparecchi arrivando al sequestro dell’ingente quantitativo di attrezzatura professionale, che è risultata interamente al di fuori dai parametri normativi”.
“Sono state indagini lunghe e dispendiose in termini di tempo – aggiunge il comandante – anche perché hanno coinvolto altre regioni del territorio nazionale. Gli accertamenti, però, non sono finiti: abbiamo delegato i reparti territorialmente competenti per ulteriori sviluppi. Non sono quindi esclusi altri sequestri nei prossimi giorni”.
Così il capitano delle fiamme gialle Bruno Baldini: “Il valore al commercio dei pezzi sequestrati sfiora i 2 milioni di euro. Alla vendita i pezzi singoli originali sarebbe costati dai 500 agli oltre 1000 euro. In realtà, contraffatti, venivano posti in vendita da un prezzo che variava dai 150 ai 350 euro. I danni nell’uso di questi attrezzi potevano essere gravi se non fatali: gli apparecchi non avevano nessun sistema di ritenuta delle lame, per esempio, e potevano perdere parti meccaniche o lubrificante e combustibile dai vari serbatoi. I conduttori erano di bassa qualità e l’operatore, nell’uso dello strumento, rischiava di rimanere letteralmente fulminato”.
“Riteniamo che vari infortuni sul lavoro siano stati determinati dall’utilizzo di queste apparecchiature – ha affermato il procuratore capo di Savona Vincenzo Scolastico – Saranno tuttavia gli ufficiali di polizia giudiziaria preposti ai controlli in materia di sicurezza sul lavoro ad effettuare ulteriori verifiche. Le attrezzature non erano regolamentari ed erano particolarmente usurabili”.
“Tra le pericolosità più evidenti – ha proseguito Scolastico – la possibilità di azionare un ‘moto continuo’ che non permetteva di interrompere il funzionamento in caso di necessità. Gli apparecchi erano poi dotati di maniglie non sicure e i generatori presentavano dispersioni di corrente. Erano senza dubbio strumenti molto pericolosi. Sulle apparecchiature venivano applicate etichette di marche note e gli acquirenti erano ignari di quello che andavano ad utilizzare”.
“E’ stato un duro colpo inflitto alla camorra impegnata nel florido mercato clandestino della falsificazione di materiali e reciclo dei denari derivati. Questi attrezzi, inoltre, una volta azionati potevano essere nocivi per la salute e provocare tagli su gambe e braccia che potevano essere fatali per chi li utilizzava”, ha sottolineato il sostituto procuratore Alberto Landolfi.
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