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Lettere

Nicolick: “La strage della famiglia Turchi”

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Dopo la famiglia Biamonti, la scia di omicidi a sfondo politico, a Savona, si allunga sempre piu’… Con il favore delle tenebre, cinque uomini armati, risalivano un sentiero di Ciantagalletto, che nella zona detta dei Ciatti, del quartiere rosso di Lavagnola, portava ad un casolare isolato.

I cinque armati, non erano sicuramente fascisti, poiche’ si era al 29 maggio 1945. Erano sicuramente qualcosa d’altro: e ci si arriva per logica deduzione, all’indomani della Liberazione, avvenuta il 25 aprile 45, l’unica forma di potere organizzato e armato, dominante, era unicamente quello delle formazioni partigiane, nella fattispecie a Savona, quelle comuniste…

I cinque uomini, camminavano in silenzio, senza fumare per non essere segnalati dalle braci delle cicche e dall’odore di fumo, avanzavano con circospezione…per non essere sentiti dalle persone che abitavano nella cascina Berta, le quali non potevano immaginare il pericolo imminente.

Alla cascina Berta, oltre al bestiame ci stavano dei Cristiani: Flaminio Turchi di anni 56, il capofamiglia, un uomo forte e senza timori, la di lui moglie, Caterina Carlevari, e le tre giovani figlie, Giuseppina, Pierina e Maria, rispettivamente di 25, 23 e 20 anni, tre ragazze piene di vita… L’attivita’ lavorativa del nucleo famigliare era legata prevalentemente alla agricoltura.

I cinque banditi, arrivano alla casa inaspettati, solo il cane dei Turchi li sente e abbaia, ma viene immediatamente freddato da una pistolettata nell’aia dell casolare, i briganti fanno irruzione e da subito sparano contro i componenti della famiglia Turchi disarmati e quindi indifesi, tutti vengono colpiti dalle raffiche omicide ,senza alcuna distinzione, giovani e vecchi… Tutti, quasi tutti i Turchi, muoiono all’interno della cucina, tutti cadono li’ tra i mobili della cucina, sotto il tavolo, tra le sedie impagliate di legno, tranne la giovane Maria, poco piu’ che ventenne, la quale ferita mortalmente si trascina , nel bosco, al buio…lasciandosi dietro una scia di sangue…i cinque assassini, rinunciano ad inseguirla, e iniziano a depredare la casa, oramai popolata da cadaveri e assassini.

La povera ragazza, ferita a morte, si lamenta disperatamente, per tutta la notte, prima di morire…e nessuno le presta un benche’ minimo soccorso.

La spoliazione, completa, della casa, ha luogo dopo 48 ore circa dalla strage. Arriva una squadra di sciacalli, che come in altri casi, porta via tutto, mobili, quadri, suppellettili,

Li’ accanto a qualche centinaio di metri, una squadra di operai della manutenzione delle Funivie, sente le raffiche e poi i colpi isolati, di grazia, subito non se la sentono di andare a vedere…ci vanno all’alba, quando gli assassini sono andati via: i corpi sono oramai freddi, il sangue e’ ovunque nella cucina, il cane giace nel cortile…gli operai seguono la scia di sangue sino al bosco, e trovano il corpo della povera Maria, morta senza soccorsi per dissanguamento.

Ecco compiuta l’ennesima strage, a cui segue il rito del bottino degli averi della famiglia Turchi.

Arrivo’ il prete di Lavagnola che benedisse le cinque salme, le quali caricate su di un carretto, vennero portate al Camposanto di Zinola, qui furono seppelliti e rimasero sino al 89, dopo di che’ vennero trasportate a Genova, presso il Cimitero di Staglieno, dove tuttora si trovano.

I carabinieri, non aprirono nessun tipo di indagine o di inchiesta, a tutt’oggi, nessuno sa nulla di nulla. Nessuno vide nulla, nessuno parlo’, nessuno sentì…bocche cucite a quei tempi…per una delle tante stragi compiute a ridosso del 25 aprile 45.

Gli anni passarono, i fori dei proiettili erano bene in vista, sui muri della cucina dove avvenne la strage.

La casa abbandonata, fu invasa dalla vegetazione e poi venne demolita. Al suo posto c’e’ ora una palazzina.

Nessuno vuole ricordare che due delle ragazze, furono prese e rapate dai partigiani perche’ sospettate di frequentare i repubblichini. Il padre, ando’ su tutte le furie, si reco’ subito a protestare con determinazione presso il locale CNL (comando partigiano).

Ecco cosa accadde dopo… e gli assassini , godettero di coperture, appoggi, onori e quant’altro.

Erano dalla parte politica vincente.

Per ironia della sorte, I poveri Turchi avevano lo stesso cognome di una attuale esponente politica di Rifondazione Comunista.

La Magistratura dovrebbe fare luce sulla strage della Famiglia Turchi, e riaprire un fascicolo pieno di polvere e soprattutto di omissioni…

Roberto Nicolick
Consigliere Provinciale Savona

Redazione
16 Giugno 2008 alle 8:37
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