Molto stranamente non si parla più dell’eliminazione delle Province, proponimento che faceva parte del programma del Governo Berlusconi, mentre ora – in modo inatteso ed estemporaneo – si sente parlare di accorpare i Comuni con meno di 5.000 abitanti.
In qualche caso i piccoli Comuni nacquero per sciocchi motivi campanilistici, però per la maggior parte si tratta di comunità piccole, ma distribuite su ampi territori montani omogenei, cosicché, per mettere insieme 5.000 anime, in molti casi bisognerebbe mettere sotto la stessa amministrazione comunale territori enormi, magari comprendenti più vallate, spesso con caratteri e bisogni molto diversi tra loro.
Inoltre, questi piccoli Comuni normalmente hanno spese di gestione abbastanza ridotte e quindi, a fronte di risparmi della spesa pubblica complessivamente poco rilevanti, si creerebbero in molti casi grossi disagi per i Cittadini, diminuendo al contempo l’efficienza amministrativa, che nelle piccole comunità è certamente maggiore che in quelle grandi.
Chi parla di dimensioni comunali minime di 5.000 abitanti, probabilmente pensa alla val padana e non conosce le zone montuose, che ricoprono la maggior parte della Penisola.
Semmai, utilizzando un metodo simile a quello svizzero, nei piccoli comuni si potrebbe risparmiare sui costi delle elezioni, attraverso la conferma del mandato ai sindaci che hanno operato bene.
Detto ciò, perché non si insiste piuttosto sull’eliminazione delle Provincie, visto che tutti sembrano essere d’accordo sulla loro totale inutilità, aggravata da costi enormi?
Il governo attuale, grazie alla forza che gli Elettori gli hanno conferito, può permettersi di non rimanere ostaggio di quella schiera di aspiranti presidenti, assessori e consiglieri, che sono le uniche persone interessate alla perpetuazione di questi Enti.
Enti che, in base alla Costituzione allora vigente, sarebbero dovuti sparire al momento della nascita delle Regioni. Poi, qualche furbo prestigiatore della I Repubblica riuscì a cambiare quella parte di Costituzione e finimmo per tenerci per sempre questo enorme peso inutile.
Ora si può e si deve cambiare.
Emilio Barlocco