
Albenga. Quello di sabato scorso per lui non era il primo arresto. Manuel Garofalo, 35 anni, il loanese finito in manette in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per maltrattamenti in famiglia nei confronti della convivente, in passato aveva già dovuto affrontare qualche guaio con la giustizia. In particolare, nel maggio del 2013, l’uomo era finito in manette con la grave accusa, poi caduta, di tentato omicidio verso la compagna.
La donna, la stessa che ha denunciato di aver subito violenze e minacce, era precipitata dal balcone della sua casa di via Prigliani, a Loano, dopo una lite domestica. Una caduta che, in un primo momento, non sembrava essere accidentale. Gli inquirenti avevano ipotizzato che a spingerla nel vuoto fosse stato proprio Garofalo: una ricostruzione che, dopo essersi ripresa dal trauma, la stessa presunta vittima aveva smentito. Lei aveva infatti raccontato di essere caduta dal terrazzo da sola mentre cercava una via di fuga dalla lite. Trovando la porta dell’appartamento chiusa, sempre secondo la sua ricostruzione, si era diretta sul balcone dove volendo scavalcare un divisore per raggiungere la parte del vicino, aveva messo un piede in fallo ed era caduta di sotto.
Alla luce di quelle dichiarazioni le accuse per Garofalo erano state ridimensionate e lui era stato scarcerato. Anche dopo quell’episodio i due avevano continuato la loro relazione che però, secondo quanto accertato dai carabinieri, avrebbe continuato ad essere burrascosa. Dallo scorso febbraio infatti la dobba avrebbe denunciato in più occasioni di essere stata maltrattata, ma anche minacciata di morte dal compagno durante liti domestiche. Di qui la decisione del gip di emettere, su richiesta del pm, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.