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Artigianato: troppa burocrazia uccide le imprese, ecco alcuni esempi

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Artigianato: troppa burocrazia uccide le imprese, ecco alcuni esempi
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Savona. È una vera e propria giungla burocratica quella che costringe le micro e piccole imprese artigiane a rivolgersi ai professionisti in materia fiscale, normativa e legale, circa 7.700 realtà con poco più di 14.300 addetti in Liguria. Le consulenze, il cui fatturato vale 1 milione di euro nella nostra regione, risultano davvero inevitabili per l’impresa. Oltre a svolgere i principali adempimenti annuali, il lavoro dei professionisti è necessario soprattutto per venire a capo di una serie di cavilli che rendono la macchina burocratica davvero complessa e, in molti casi, paradossale.

“Uno dei principali difetti del sistema – spiega Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – riguarda spesso l’inadeguatezza della digitalizzazione e delle funzioni telematiche. È il caso, per esempio, dell’invio della documentazione previdenziale alla Cassa edile e del Sistri”.

Si tratta, nel primo caso, di un’incombenza delle imprese di costruzione che, di norma, devono inviare mensilmente una documentazione relativa alla posizione previdenziale dei propri lavoratori. Nonostante l’introduzione dell’invio telematico dei dati, che avrebbe semplificato le operazioni, i documenti devono ugualmente essere compilati e presentati anche in via cartacea, poiché il sistema informatico dell’ente previdenziale di riferimento non riconosce ancora la firma digitale. Un lavoro che non solo risulta non semplificato, ma addirittura raddoppiato.

Il caso del Sistri riguarda invece la totale assenza, ancora oggi, del completo funzionamento in via telematica del sistema di tracciabilità dei rifiuti: un ingente costo per le imprese, soprattutto per quelle più piccole, che, nonostante i corsi di formazione e le chiavette Usb ricevute per accedere alla piattaforma informatica, sono costrette a segnalare lo smaltimento di rifiuti tossici e pericolosi ancora in via cartacea. Rimanendo sul tema, qualsiasi impresa che produca rifiuti è obbligata a tenere e compilare settimanalmente un registro dei materiali da smaltire. Per un banale errore di compilazione, l’azienda può ricevere una multa compresa tra i 500 e i 10 mila euro e rischia addirittura di incorrere in una sanzione penale: smaltire correttamente, ma scrivere sulla riga sbagliata del registro potrebbe essere estremamente penalizzante.

Un altro paradosso che costringe spesso le imprese a chiedere il supporto di un professionista del settore, riguarda la questione della videosorveglianza. Incentivate a introdurre il sistema nella propria attività commerciale per motivi di sicurezza, le imprese si trovano però a dover fare i conti con le regole della privacy. Tanto complesse quanto rigide, le norme sulla privacy sono così restrittive da annullare addirittura lo scopo della videosorveglianza stessa, vietando, per esempio, di puntare le telecamere sulla cassa o di mantenere le registrazioni oltre il limite delle 24 ore.

Se da un lato lo Stato spinge perché un’attività commerciale si tuteli con sistemi di sicurezza, dall’altro costringe l’impresa stessa a vanificarne gli effetti con una serie di cavilli a cui porre la massima attenzione. La figura di un professionista, iscritto in questo caso a un albo (come un geometra o un ingegnere), si fa particolarmente necessaria nel caso dell’avvio di un’attività: dopo aver concluso tutti gli adempimenti richiesti, dalla Scia alle norme igienico-sanitarie, è d’obbligo un’ulteriore documento. Si tratta di una perizia asseverata autenticata dal Tribunale in cui il professionista dichiari che l’attività è in regola con ogni adempimento. Ancora un altro lavoro “doppio” che comporta dispendio di denaro, energie e tempo. Tempo che si perde anche per ottenere l’autorizzazione da parte dell’Agenzia delle Entrate per la Vies (Vat information exchange system), da richiedere almeno 30 giorni prima di effettuare qualsiasi operazione commerciale intracomunitaria.

“Questi sono solo alcuni esempi che dimostrano quanto la macchina burocratica complichi quotidianamente il lavoro delle micro e piccole imprese – precisa Grasso – Quello della semplificazione è un tema caldo, su cui ci soffermiamo spesso, ma di cui non sempre si riesce ad afferrare la concreta necessità: per questo abbiamo voluto dare una vera dimostrazione di quanto difficile e costoso sia per l’artigiano sottostare a tutti questi adempimenti, spesso paradossali e inutili, ma sempre così onerosi e complessi da dover ricorrere al lavoro di un professionista”.

Redazione
27 Settembre 2014 alle 8:36
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