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Scuola, Tribunale Savona riconosce a docente precaria lo scatto di ruolo. Vittoria dell’Anief

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Scuola, Tribunale Savona riconosce a docente precaria lo scatto di ruolo. Vittoria dell’Anief
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Savona. Il MIUR discrimina i precari e viola le disposizioni europee: il Tribunale di Savona accoglie il ricorso proposto dall’Anief con il patrocinio dell’avvocato Giovanni Rinaldi e dell’avvocato Patrizia Gorgo e riconosce ad una docente (61 anni e precaria) il diritto alla stessa progressione stipendiale di cui usufruiscono i docenti di ruolo.

L’Anief dimostra ancora una volta che il MIUR non può permettersi di considerare i precari “lavoratori di serie B” afferma il presidente Nazionale dell’Anief, Prof. Marcello Pacifico. “Finalmente dopo le numerose sentenze, che ci hanno visto trionfare in tutti i Tribunali piemontesi, anche Savona ha confermato un orientamento oramai consolidato. Appare assurdo come lo Stato italiano perseveri nell’ignorare i principi comunitari, seguitando a speculare su quei lavoratori che da anni prestano la propria professionalità e le proprie competenze al servizio del Ministero dell’Istruzione e che, invece di essere stabilizzati come sarebbe loro diritto, continuano così odiosamente e sistematicamente ad essere discriminati”.

“Sono tanti i docenti precari che – pur lavorando per anni e con assoluta continuità al servizio del MIUR con i connessi oneri e responsabilità, in nulla inferiori a quelli dei colleghi di ruolo – sono mantenuti dal Ministero dell’Istruzione al livello stipendiale d’ingresso e retribuiti alla stessa stregua di un docente al suo primo incarico di lavoro. Denunciando questa palese discriminazione che mortifica il lavoro e la professionalità dei lavoratori precari della scuola, l’ANIEF si è da sempre battuta per il riconoscimento della pari dignità di questa categoria, ricordando che la tutela antidiscriminatoria sancita dalla normativa europea estende ai lavoratori a tempo determinato la stessa disciplina economica, normativa (anzianità di servizio e conseguenti scatti) e previdenziale dei lavoratori a tempo indeterminato”. aggiunge la presidente di Anief.

“Oggi, chi ricorre in tribunale, seppure di fronte a una forte resistenza dello Stato italiano, trova finalmente quella stessa giustizia che è reclamata in altri Paesi europei. Per quanto riguarda, invece, il diritto alla conversione del contratto da tempo determinato a tempo indeterminato – conclude Pacifico – si deve attendere con serenità il prossimo giudizio della Corte di Giustizia europea che è stata investita della questione dal giudice Coppola di Napoli”.

L’Avv. Giovanni Rinaldi, difensore della ricorrente e legale Anief Piemonte, conferma come ancora una volta abbia prevalso il “Principio di non discriminazione” sancito dalla clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla Direttiva 1999/70/CE. Infatti con riguardo alle condizioni d’impiego i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato. Il disegno speculativo del MIUR, volto a un’evidente operazione di risparmio nei confronti ed in danno dei lavoratori precari, si realizza anche attraverso il mancato riconoscimento agli stessi di qualsiasi progressione stipendiale Tale condotta, che fa percepire ai lavoratori per tutto il periodo di precariato unicamente la retribuzione di base, si pone in aperto contrasto con i principi costituzionali di ragionevolezza e di equità retributiva, di cui al combinato disposto degli articoli 3, 36 e 97 della Costituzione, nonché del connesso Principio di non discriminazione’ sancito dalla Direttiva Europea 1999/70/CE.

Intanto ANIEF attende la decisione della Corte di Giustizia Europea che potrebbe cambiare il destino. L’avvocato Giovanni Rinaldi riferisce come “Maciej Szpunar, avvocato generale della Corte di Giustizia, si è espresso positivamente sulle motivazioni che hanno portato l’Anief a ricorrere al giudice sovranazionale per l’abuso di precariato nei confronti di chi ha svolto più di 36 mesi di servizio: secondo il legale la modalità organizzativa tutta italiana di assegnazione reiterata di supplenze su posti vacanti e disponibili al ruolo “non può essere considerata come giustificata da ragioni obiettive. Quindi l’ultima parola spetterà in autunno alla Corte europea, ma lo Stato farebbe bene a prepararsi. Anche perché i giudici del lavoro non potranno opporsi. E in caso di ulteriori rimandi condannerebbero i contribuenti a pagare multe salatissime: fino a 4 miliardi di euro.

Il giovane sindacato, che ha già ottenuto, come anzidetto, presso diversi tribunali del lavoro sentenze positive in primo grado in tema di stabilizzazione e/o risarcimenti danni, pienamente cosciente che l’esito finale sul ricorso sovranazionale è ancora da definire, reputa la posizione dell’avvocato generale davvero incoraggiante: “anche se l’ultima parola spetterà alla Corte Giustizia europea – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – le indicazioni che arrivano oggi fanno crescere le nostre speranze e quelle di migliaia di lavoratori della scuola che hanno creduto nell’operato dell’Anief”. Intanto, in tutta la Ligura l’Anief, nelle prossime settimane, farà partire i prossimi ricorsi (TFR – Ricostruzione di carriera etc.).

Redazione
22 Settembre 2014 alle 18:11
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